Il coraggio di desiderare

Il coraggio di desiderare

Ci avete mai pensato?
Io lo ho fatto per caso e mi sono accorta di quanto sia vero.
Quando veramente desidero una cosa, difficilmente oso chiederla o anche solo dirlo esplicitamente.
Venderei l’anima per avere molte più persone che mi seguano sui Social, che mettessero commenti, che condividessero … ma provo vergogna a chiederlo, forse perché tutte le volte che lo faccio le mie richieste cadono nel vuoto.
Poi parli con i consulenti per i Social e ti invitano a mettere popup che si aprono automaticamente per mettere Like su Facebook, o per iscriversi alla mailing list che mandi una citazione al giorno o, ancor peggio, ti dicono di fare entrare nel sito solo chi si iscrive, ecc ecc.
E a quel punto io entro ancora più in crisi e mi viene meno la voglia di essere qui, di parlare con le persone, di essere me stessa perché per poterlo fare io debbo essere sincera e allora dovrei urlare la tristezza e la rabbia che provo a vedere le persone che se ne vanno, i numeri che calano.
Una parte di me vorrebbe dire chiare le cose, fare vedere i numeri che cantano una sconfitta bruciante di questi ultimi 6 mesi.
Una parte di me prova rabbia perché sa di averci messo tutta sé stessa per dare qualcosa e creare qualcosa e non capisce, non riesce a capire il perché del rifiuto.
Una parte di me prova malinconia ed anche invidia guardando le altre pagine crescere e la mia andare indietro e vorrei urlare ma alla fine sto zitta e mi vergogno.
Una parte di me vorrebbe avere coraggio ed ammettere che se una cosa non funziona, non va e si deve chiudere, si deve essere capaci di affrontare le situazioni.
Una parte di me invece si scava una buca, si seppellisce lì e non osando chiudere baracca e burattini pensa che la scelta migliore sarebbe solo sparire dai social, nessuno se ne accorgerebbe di sicuro e continuare a portare avanti il sito e basta perché di quello ho bisogno come dell’aria che respiro.
Una parte di me è solo stanca, si sente sola, si sente stupida perché sta scrivendo queste cose, perché ne ha le scatole piene di vedere che nel mondo l’unica legge rispettata universalmente è quella di usare tutto e tutti senza un grazie, senza un segno, senza ricordare quello che ognuno di noi vorrebbe a parità di situazioni e condizioni.
Una parte di me … ma non ci sono più parti in me ormai, sono solo un ammasso di caos e sensazioni, che emergono ribollendo facendomi sentire una povera stupida.
E la suddetta stupida vorrebbe dirvi che non leggerete mai queste parole perché sa che dovrebbe cancellarle per mantenere un minimo di rispetto di sé e non farsi prendere per i fondelli come sempre esponendo l’anima al mondo; ma non lo farò, io posterò il mio solito mucchio di scemenze perché volere o no questa è la verità tanto quanto lo è quella della matematica dei numeri, delle graduatorie di FB, della presenza delle persone.
È matematica, fredda come lo sono i numeri.
È verità, dura come è sempre la verità.
Ed alla fine mi resta solo questa cosa, essere onesta, essere me stessa.
Solo con questo esempio ho capito la verità di questa citazione: me squallida vecchia 🙁

A pag 11 dell’album Sic et Simpliciter [330]-Marcel Proust – Non c’è niente..

La mia firma con la zampa di orso
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