Gelo dentro e fuori

Gelo dentro e fuori

Ci sono giorni che nascono sotto l’insegna dell’assassino!
Che significa? Significa che pare vogliano ucciderti a tutti i costi, facendoti incappare in una serie infinita di difficoltà che forse le persone “normali” troverebbero ridicole, ma per quelle come me, quelle che cercano di restare a galla e non hanno la pretesa di essere vive o efficienti, sono invece delle zavorre legate addosso che ti affondano sempre di più.
È inutile per chi è normale sapere cosa mi affonda, per loro sarebbero solo stupidate che non farebbero altro che confermare il loro pensiero su come io sia “anormale”.
Ed io chi sono per fare loro capire quanto invece siano proprio queste cose che ti mandano a fondo… Ormai non ci provo nemmeno, vorrei solo essere capace di non fare nulla che possa attirare l’attenzione su quello che accade, ma spesso invece – esattamente come quando un suicida si accorge che sta morendo, anche se per sua scelta, – ti ritrovi a gridare la tua rabbia.
Perché hai ancora un filo di forza dentro e quella forza esce attraverso la rabbia che provi nei confronti di tutto quello che vorresti potere affrontare e risolvere e che invece ti affonda.
So bene che quello che provo io non ha nulla di unico, ma è comune a tutte le persone che sono depresse, che sono stufe di andare avanti nell’insoddisfazione di quello che sono divenute o di quello che forse sono sempre state.
Non sono stupida, sono solo depressa! Il mio cervello funziona normalmente, anche se forse dà un’interpretazione sempre più negativa di quanto accade.
Ecco perché è inutile che io stia a raccontare cosa mi fa scivolare sempre più a fondo…per me sono cose importanti, ma per chi mi ascolta o chi mi vive vicino sembrano solo sciocchezze.
Stamane per esempio sono arrivata in studio, un solarium che è la stanza in cui io trascorro tutta la mia giornata, dove ho il mio PC e tutte le mie cose, dove ho raccolto la mia vita, i miei orsi, i miei ricordi, l’unica stanza luminosa di questa maledetta casa, e ho visto che con il freddo di questi giorni (siamo oltre venti gradi sotto lo zero) la stanza è andata a zero! Ora, uno potrebbe anche dire: ”Perché mai è così gelida?” Perché sono stata così stupida da fidarmi di chi mi ha venduto la casa, ed anche dell’agente che ha trattato per me l’acquisto, ed infine anche dell’ispettore pagato per fare l’ispezione sulle condizioni reali della casa.
Ma in fondo il problema per me non è lì, ma in me.
Io ho deciso di comprare questa casa pur non essendone convinta.
Ma i tempi per fare altro non ce ne erano, io non ce la facevo più a girare per vedere case, si moriva di caldo ed io ero senza forze.
Mi trascinavo da una casa all’altra ed ogni casa non era quella giusta e le forze se ne andavano ed io sapevo che più si andava avanti nella ricerca, meno forze avrei avuto e si doveva risolvere in fretta.
La nostra bella casa del New Brunswick era venduta e dovevamo lasciarla entro due mesi…..
E poi avevo la sensazione che i proprietari di questa casa fossero brave persone, e mi facevano anche pena perché lui era malato, erano anziani e insomma….
Mi sono fatta prendere per i fondelli alla perfezione.
Mi hanno cucinata per bene e non me ne sono nemmeno resa conto.
Chi avrebbe dovuto fare il nostro interesse e tutelarci, ha solo voluto arrivare ad avere la lauta parcella e non ha controllato nulla.
Solo dopo ho scoperto che la casa era in vendita da oltre due anni, che era calata quasi del 50% dal prezzo iniziale… Cose che ovviamente l’agente che ci seguiva avrebbe dovuto vedere e scoprire da subito e quindi impedirci di fare un acquisto sbagliato, ma ovviamente l’onestà e la correttezza sono un optional e soprattutto la mia stupidità nel volermi fidare di tutti è stata fatale.
E di questo io mi sento responsabile, in toto.
Io sono stata cresciuta così: “Chi sbaglia paga” e non ci sono scusanti di alcun genere.
E se vogliamo proprio farci una risata, è stata proprio questa stanza, quello che oggi è il mio studio, a farmi chiudere gli occhi su tutto e a farmi decidere per questa casa.
Io volevo la luce.
Di buio ne ho talmente tanto dentro di me che per me essere circondata dalla luce diventa essenziale e questa stanza è luminosa.
Non ho pensato ad altro, e le cose che non mi andavano non le ho volute portare nella parte cosciente del mio cervello.
Ho trovato una giustificazione a tutte le cose che vedevo sbagliate, mi sono convinta che potevo risolverle tutte con una ristrutturazione.
E non ho voluto calcolare che non avrei avuto la forza e la capacità di affrontarle.
Trovare chi poteva fare i lavori, cercare la migliore offerta, trovare le soluzioni, sono cose che ho sempre fatto in tutta la mia vita.
Fatte con piacere e con successo, forse l’unica cosa che sono sempre riuscita a fare nella mia vita: rendere la casa in cui si abitava un luogo caldo e confortevole.
<a href=”http://liosite.com/wp-content/uploads/2013/12/blog-1.jpg”><img class=”alignleft wp-image-745 size-post-thumbnail” src=”//liosite.com/wp-content/uploads/2013/12/blog-1-400×226.jpg” alt=”” width=”400″ height=”226″ /></a>Ma non questa volta.
La forza e la capacità per fare l’ennesimo miracolo non c’era più, ormai anche quest’unica mia risorsa positiva era scomparsa, ma io mi ero illusa, avevo voluto credere ci fosse ancora.
Ma non era vero e doverlo poi accettare nei mesi successivi ha avuto un effetto devastante.
Ci ho provato, Dio mi è testimone che ho tentato di fare qualcosa.
Ma mi sono solo sentita incapace ed inutile.
Tentare di farsi capire quando le persone non ti capivano, complice l’ennesimo cambio di lingua o forse solo la mia stupidità.
Ore perse in code per cercare di ordinare i mobili di cucina, altre giornate perse alla ricerca di chi potesse fare preventivi e cambiare le finestre, o di un elettricista che sistemasse i casini che ci sono qui dentro.
E poi, man mano ci si viveva, ti rendevi conto che anche se fossi stata in grado di affrontare certi problemi, ce ne erano altri che avrebbero richiesto lavori assurdi dovendoci vivere e così, pian piano, ho rinunciato a tutto ed ho iniziato ad impormi di accettare la situazione.
Era comunque colpa mia se eravamo qui e non dovevo continuare a lottare contro questa situazione: dovevo solo accettarla.
E cosìle finestre sono restate le stesse (ed ovviamente non hanno nessun potere isolante), l’impianto elettrico è rimasto da suicidio, i pavimenti sono rimasti storti, le pareti senza isolamento e lo studio….
Lo studio il disastro completo.
Ci piove dentro, non ha isolamento né sul pavimento, né sul tetto e nemmeno sulle tre pareti che sono composte di vetrate.
E quindi è una sauna durante l’estate e una ghiacciaia l’inverno.
Giusto ora Elio ha staccato pezzi di ghiaccio dal pavimento dove si erano versate alcune gocce d’acqua! Solo che per lo studio non potevano esserci altre collocazioni, poteva essere messo solo qui.
E qui, infatti, sto: tutto il giorno, da quando mi alzo a quando torno in casa per preparare qualcosa di cena.
Per il caldo si è riusciti a risolvere con un impianto di aria condizionata; ma per il freddo non ci si può fare nulla.
Ci sta un camino a gas che lo scalda, ma per mantenerlo caldo anche solo sui tredici gradi, dovrebbe andare sempre e la cosa non è possibile visto che è alimentato da un bombolone esterno che se utilizzato in questo modo potrebbe forse durare quattro o cinque giorni, non di più.
Ed ogni pieno sono 150 dollari mediamente, quindi proviamo a fare i conti…..
Ovviamente non è accettabile.
Quindi sono arrivata alla conclusione che il freddo mi piace veramente tanto, il frddo conserva e fa bene!! L’importante è crederci e tirare avanti.
Stare qui a dieci gradi è accettabile, in fondo io sono una palla di grasso e il grasso isola dal freddo.
Anzi, avevo anche sperato che mi si accelerasse il metabolismo e il combattere il freddo potesse portare al consumo di un po’ del grasso di cui sono fatta.
Ma immagina….
Che illusione….
Nemmeno un grammo anzi! Sembra incredibile, in quattordici mesi da che siamo qui in Quebec, sono ingrassata di altri 15 kg: sto per divenire una forma senza spigoli, una vera palla di grasso!! 😀
Ma stamani, entrare qui in studio e vedere i termometri segnare zero gradi, il pc che stentava a partire e poi i monitors che si spegnevano… scoprire che a causa del freddo i cavi s’irrigidivano e quindi in pratica escono  dagli attacchi perché si accorciano, cercare di risolvere il problema perché io sono come un drogato: devo arrivare al PC, devo avere i miei occhi sul mondo ed il mio mondo è solo attraverso i monitors, attraverso una tastiera….
E la rabbia perché con le mani gelate non riuscivo ad inserire negli slot giusti i cavi, e vedere il ghiaccio sui vetri all’interno e ….
Tutto… tutto quello che vedevo mi stava facendo impazzire di rabbia, rabbia contro di me, rabbia per la mia incapacità a fare le scelte giuste.
Ma la rabbia nell’arco di pochi istanti si raffredda e diventa angoscia, diventa tristezza, diventa senso di colpa, e poi, in fondo, solo depressione.
E scendi sempre più giù, in un  inferno che solo tu vedi e conosci, che solo tu vivi.
E chiunque sapesse del tuo inferno ti prenderebbe in giro dicendo che quello non è inferno, ma solo tue fissazioni.
Che basterebbe fare qualcosa per risolvere i problemi, che stando fermi le cose non cambieranno mai.
E tu sai che in fondo loro, gli altri, hanno pure ragione.
E che tu non sei in grado di fare loro capire che tu avresti voluto fare quello che hai sempre fatto, risolvere i problemi affrontandoli.
Che quello sarebbe stato il tuo desiderio e che il non essere in grado di farlo è stata solo l’ennesima sconfitta.
E che questa sconfitta ti ha solo inchiodato ancora di più al tuo essere un fallimento, al tuo dovere ammettere che ormai sei una persona incapace.
E così la spirale diventa sempre più vorticosa: errori, incapacità, colpe e giù di un gradino.
E poi di nuovo: incapacità, sbagli, e senso di colpa e scivola di nuovo, sempre più giù.
A quel punto non hai più nulla cui attaccarti.
Quando finalmente sono riuscita a risolvere i problemi qui, quando finalmente sono riuscita a mettermi davanti alla tastiera, infagottata nella mia trapunta, con la stufetta casa a pochi centimetri, con i mezzi guanti di lana che una amica dei tempi del gruppo di grafica mi aveva spedito (Giadina, che fine hai fatto?), vado a vedere il sito sperando che qualcuno si sia accorto che sono in ritardo, che non ho ancora postato nulla oggi.
Ma, ovviamente, nessuno se n’è accorto, la vita continua serena e tranquilla e la mia assenza non è ovviamente notata da nessuno.
Come del resto è giusto e normale.
Razionalmente so che è così, lo so bene.
Ma io non sono un essere razionale, io sono io, io sono quella che spera che le cose siano diverse, che la gente veda che liosite non è un sito qualsiasi, ma una persona vera, un qualcosa che vive, che soffre, che cerca, che vorrebbe parlare a tutti e dare qualcosa a tutti e che vorrebbe ricevere un segno di presenza.
Mio Dio, come sono stupida, come sono arrivata in basso….
Ecco, in questi momenti, quando mi rendo conto di come ormai sono messa, di come sono pietosa, così squallida, così dipendente da tutto e da nulla, così tristemente vuota di vita, ecco in questi momenti vorrei avere il coraggio di cancellare con un clic il mio sito esattamente come vorrei cancellare me stessa e questa parvenza di vita che porto avanti.
Un clic, un delete all.
Finito, scomparso tutto, tante nessuno se ne accorgerebbe.
Esattamente come feci con il mio gruppo di grafica “GraphicAddicted”, il gruppo che avevo su Yahoo tanti anni fa ormai.
Per me era tutto e quando capii che solo per me era una cosa “importante”: per tutti gli altri era ovviamente solo un posto dove imparare qualcosa di grafica o ricevere dei tubes o altro materiale.
Era logico fosse così, come è logico che oggi Liosite sia solo un sito, un sito in cui andare, scopiazzare qualche citazioni e non lasciare nulla di te, nemmeno un saluto o un “mi piace”.
Perché farlo? Uno mette online un sito perché venga fruito, usato e basta.
Non certo per trovare amici, o per non sentirsi solo….
Lo so, lo capisco, la mia parte razionale sa benissimo queste cose.
Ma per usare parole dette da qualcuno di molto più in  alto di me: “Non di solo pane vive l’uomo”.
Odio tutto questo, odio gridare nel deserto, odio quello che sento e quello che sono.
Ma purtroppo sono tutto questo e tutto l’odio del mondo non potrà più fare cambiare questa situazione.
Ed a coloro che proprio non possono capire e mai potranno farlo, vorrei solo dire che chi vive queste situazioni, quelli che la depressione la conoscono e che il “male oscuro” lo portano dentro, vorrebbero essere diversi, vorrebbero sentire la felicità, vorrebbero godere delle cose belle.
Vorrebbero, ma non sono in grado di farlo.
È come quando hai fatto una anestesia in bocca e vorresti potere sentire il gusto di quello che stai mangiando: sai che un gusto lo ha, vorresti sentirlo, ma non senti nulla se non quel “bruciore” strano e fastidioso.
Quello che sento io non è fastidio, è solo assenza di tutto.
E l’assenza di luce, di calore, di sentimenti belli ti uccide.
Ti entra dentro come il gelo di questa stanza e ti anestetizza.
E pin piano muori e non te ne accorgi.
E se per caso te ne accorgi diventa anche peggio.
Sono proprio i momenti in cui sei consapevole di quello che perdi , i momenti peggiori.
Ed in quei momenti vorresti premere il tasto DELETE ALL.

La mia firma con la zampa d'orso!

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