Fermate il mondo, voglio scendere!

Fermate il mondo, voglio scendere!

Ci sono dei momenti in cui si prende coscienza di non farcela più.
Alle volte basta una sciocchezza, la classica goccia, per vedere saltare in aria tutto e appunto scoprire che si è ormai a fine corsa, che si vuole mollare tutto.
Un po’ come gridare: “Fermate il mondo, voglio scendere!”
E, in effetti, è proprio quello che desidero in questo momento, potere mollare tutto, addormentarmi e non svegliarmi più. Non sono parole che vogliono apparire drammatiche, sarebbe troppo stupido da parte mia e fino ad oggi la stupidità non era rientrata tra le tante cose di cui mi sono accusata.
No, è solo un segno di enorme stanchezza, non fisica, non faccio ormai nulla oltre a stare qui seduta di fronte al monitor, ma stanchezza dentro, stanchezza morale, quel qualcosa che uno si sente salire pian piano e che alla fine gli toglie il respiro, la luce ed ogni desiderio.
Ecco, stasera mi sento così. O meglio sono mesi che sento questa marea nera che sale dentro, ed ho lottato per tenermi a galla, ma oggi penso che sarebbe una liberazione lasciarsi andare, smetterla di recitare, smetterla di fingere e accettare questa condizione.
Man mano che aumentano i miei limiti fisici, capisco quanto pesanti siano assommati a quelli psicologici. Liosite è tutto quello che mi resta o forse meglio sarebbe dire che ci sto attaccata per non andare a fondo. Mi tiene occupata, mi fa passare le giornate, mi fa fingere con me stessa. Posso dirmi che non mi annoio e che sono occupata e questo mi salva.
Ma alle volte preferisco essere lucida e non recitare con me stessa ed in quei casi mi sento affondare. Perché la verità è ben differente, non è che io sia occupata, il mio sito fa acqua da tutte le parti, non guadagno “amici” su FB o su Tumblr o su Pinterest. Siti che hanno iniziato con me sono arrivati a diecimila “like”, uno come il mio di citazioni aperto due mesi dopo il mio (su Facebook solo) ha oggi cinquantottomila fans!!
Io sono riuscita ad arrivare a 400 ora e nessuno mai dice nulla, nessuno interviene sul sito o su FB, non ci sono quasi mai dei  like. Lo so, a chi non vive quello che ho dentro io, tutto questo può solo sembrare stupido e forse lo è.
Ma mi ero dato uno scopo e speravo almeno per una volta, di non fallire. Volevo creare un salotto, un posto in cui la gente si trovasse, volevo potere attraverso i libri che ho amato e le immagini mie, volevo comunicare ancora per una volta, quello che sento dentro, quello che per tutta la vita ho cercato di dire ma che non sono riuscita a fare.
Insomma, mi ero data ancora una possibilità, una meta da raggiungere. Era solo un modo per non sentirmi sola, per fingere con me stessa che a qualcuno ancora importasse di me o anche solo sapesse che esisto ancora.
Il silenzio, la solitudine, l’assenza di ogni forma di amicizia mi ha ucciso dentro, o chissà, forse sono sempre stata così, solo una persona depressa e insoddisfatta di quello che è.
Forse alla fine si dovrebbe solo accettare quello che si è, farsi carico del fatto di essere un fallimento e smetterla di lottare. E soprattutto smettere di fingere, il silenzio può diventare un compagno e lasciare perdere tutto elimina le aspettative e non si sentono più le delusioni.
Se si smette di sperare, non si resta delusi. Se si accetta il nulla, il tutto non rientra più nei tuoi orizzonti.
Perché non ci si può rendere ridicoli sempre. Non si possono controllare le statistiche del blog per vedere se per caso qualcuno magari è passato di qui ed anche se non ha lasciato un segno, però c’era e in quell’attimo non ero sola.
Tutto questo non ha senso. Tanti anni fa, dopo giorni di sofferenza profonda, premetti il tasto per cancellare tre anni della mia vita. Un tasto che cancellò un gruppo, il mio gruppo di grafica, il mio salotto. Lo feci perché per me era tutto, era la mia vita e mi ero accorta che, ovviamente, lo era solo per me. Cioè le persone che ne facevano parte avevano una vita, una vita normale, delle amicizie, lavoro, impegni, famiglia. Io non avevo più nulla di tutto questo e quindi vivevo il gruppo come una cosa vitale. E alla fine mi ero accorta appunto che era una farsa, una recita che facevo con me stessa. Mi davo importanza, mi sentivo “cercata”: era quello che volevo, sentirsi utile, sentirsi parte di qualcosa.
Tutti nella vita cercano di essere qualcuno per qualcun altro.
Ma si ha la necessità di sentirselo dire, soprattutto se di tuo ti senti solo un’inutile sfigata e inutile persona.
Ora però mi accorgo di come sono stanca, stanca di non riuscire a combinare  mai nulla di buono, stanca di essere INVISIBILE.

La mia firma con la zampa d'orso!

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