Emato oncologia: terzo piano

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16 Settembre: si inizia di nuovo tutto … e come promesso mi racconto.
Un inizio da nuvola dell’impiegato, una “sfiga” che mi ha dato un colpo decisamente brutale al morale … ma sto recuperando.
In effetti doveva solo trattarsi di un giro in emato-oncologia, posticino degno di un film fine ottocento.
Insomma vecchio ospedale il Sacré-Cœur de Montréal, (1898) tenuto piuttosto male (almeno nel reparto in cui devo andare io), molto peggio di come fosse anche solo il vecchio Ospedale di Bergamo, in cui io sono stata davvero tante e tante volte non fosse altro che per averci trascorso nelle vicinanze almeno venti anni della mia gioventù.
Ed essendo pure una mezza delinquente, i giri al Pronto Soccorso si sono susseguiti.
Certo la situazione in ospedale è certamente molto peggiorata, non gliene si può certo fare una colpa: la presenza del COVID rende la loro vita difficile e quella dei pazienti di conseguenza.
Pare che ormai abbiano perso il filo diretto, che ognuno lavori per scomparti stagni in cui nessuno sa quello che gli altri fanno e arrivano poi a fare le domande per sapere cose che si riferiscono alla terapia, agli esami o altro, al paziente stesso che già cerca di capire qualcosa senza riuscirci.
Brutta sensazione: personale teso e stanco, facile a scattare, nessuna pazienza per chi magari ha problemi anche a comprendere le complicate spiegazioni mediche fatte in inglese (o peggio ancora) in francese.
Ti senti molto stile “piuma al vento” e per una cicciona come me è sensazione molto strana…
La farmacia che chiama te – paziente – a casa, per ordini di medicinali ricevuti direttamente dall’ospedale e di cui tu sei assolutamente ignara.
Quando poi vedi che ti stanno proponendo di ritirare delle flebo, ti pare come minimo un po’ strano: ok farmi iniezioni ma flebo da sola mi pare un po’ troppo …
Insomma ieri, giorno UNO, è stato un caos, iniziato male e finito peggio.
Mi sono sentita male in automobile (mai accaduto in una intera vita) così ho potuto iniziare a sperimentare la ricerca dei sacchetti che tenessero per vomitarci 😀
SPETTACOLO!!!
Ed in affetti si trattava solo di prelievi del sangue, pesatura (stile mucca) per stabilire i dosaggi della chemio, visita alla farmacia dell’ospedale per firmare autorizzazioni varie, ricevere i bugiardini sui veleni che ti verranno elargiti, prendere le ricette per le giornate successive ecc ecc.
Ma le distanze ospedaliere per me sono ormai impercorribili, l’altra volta sono dovuta crollare sulla sedia a rotelle solo le due ultime chemio, ma temo che stavolta un altro pezzetto del mio orgoglio se lo porterà via l’amico Fritz e lo farà subito 🙁

Sono arrivata a casa e sono crollata a letto per due ore e il fisico da bestia ha recuperato in buona parte.
Solo che ieri, ed oggi ancor di più, mi sono dovuta rendere conto di come quello che sto di nuovo cominciando ad affrontare, sarà decisamente peggio. Ormai da mesi mi sto trascinando, subito stanca, incapace a stare in piedi e camminare, sopravvivo solo perché ho il sito.
LioSite mi tiene occupata tutto il giorno, per lavorarci, aggiungere cose, cercare di renderlo migliore: mi riempie la giornata, posso fingere di essere “attiva”. Semplicemente posso fingere con me stessa che faccio qualcosa, regolarmente seduta qui davanti al PC, usando solo le poche cellule grigie che ancora ho in dotazione.
Poi arrivano i momenti in cui debbo cercare di fare qualcosa, piccole cose, preparare da mangiare o andare a fare la spesa.
Esattamente come oggi: 90 minuti da Costco, aggrappata al carrello che mi teneva in piedi, con soste appoggiando la schiena ai vari muri per scaricare la tensione e il dolore che mi impedisce di stare dritta o di camminare.
Iniziare a sudare come una disperata sentendosi come un lavandino che si è svuotato di colpo del suo contenuto con un gorgheggio di scarico veloce!
È strano sentirsi così, mi vedo dall’esterno come se fossi fuori da me stessa.
Vedo una vecchia grassa, curva, diventata anche più piccola per la curvatura, con una testa a palla da biliardo, vestita male, in ciabatte di plastica (ci vivo estate ed inverno con queste ciabatte, il migliore acquisto della mia vita: siamo al terzo anno di uso costante in casa e fuori per ben $ 5.50, in pratica 3 euro). Penso alla mia mamma, alla mia nonna, alla bellezza della loro presenza in vecchiaia. Erano due signore e intendo proprio Signore con la S maiuscola, belle, piene di dignità, eleganti e di classe, a modo loro perfette. Persone di cui non potevi che essere fiera, anche solo per la parte che riguarda la loro presenza.
Quel sottile profumo della mamma, quei soprabiti blu dal risvolto bianco, borsa, guanti: portavo i miei figli sul Sentierone per vederla insieme al babbo da Balzer ed era importante per me che i bambini fossero perfetti, eleganti, classici. Sapevo che lei era fiera di vederli così: io non potevo essere una bella donna o una donna elegante e di classe, ma loro potevano e lo sono diventati. Credo che guardandoli da dove è ora ne sia felice e mi piace di avere almeno mantenuto questa promessa.
Solito volo pindarico, scrivo come parlo 😀
Comunque, per concludere il diario di questa fase 1, ho purtroppo messo a fuoco che ci sarà da scavare molto a fondo per trovare qualcosa che mi possa dare il coraggio necessario.
Onestamente ho sperimentato per la prima volta il piacere di crollare a letto appena rientrata a casa sia ieri che oggi: era l’unica cosa che sarei riuscita a fare. Sedermi al PC era al di là delle mie capacità.
Ma non so se sia stata la scelta giusta, ho rinunciato a combattere e a reagire e mi sono sentita sconfitta, con la voglia di passare il resto della giornata a letto. Grazie al cielo non lo ho fatto, sono tornata al PC, sto scrivendo, sto cercando qualcosa di speciale per metterlo domani su Facebook. Quanto scrivo qui resta qui, solo chi per caso o per scelta, decide di seguirmi nella mia strada arriverà qui e leggerà, capirà cosa mi passa per la testa, potrà fare scommesse su come andranno le cose.
In fondo di questo si tratta, stare a galla o meno.

La mia firma con la zampa di orso

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