Dicembre, feste e senso di vuoto…

Dicembre, feste e senso di vuoto…

Siamo una ennesima volta a dicembre e come sempre potrei definire il mio stato d’animo con le frasi di una splendida canzone dei miei tempi: “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”.
Qui le cose, a due mesi ed oltre dal trasloco, sono ancora in alto mare e questo fatto contribuisce non da poco a spingere il mio morale sotto i tacchi. Non si può dire che non ci abbia provato, ho cercato in giro, online, telefonato… ma risultati assolutamente zero.
Quindi ancora senza una cucina decente, con due splendidi elettrodomestici in acciaio (frigo e range cottura) piazzati nel mezzo di una stanza tetra e buia anche quando fuori splende il sole. Ancora con un bidone enorme di plastica come pattumiera, qualche chiodo disposto armoniosamente sui muri per reggere strofinacci e sacchetti, ricerca metodica in ogni possibile posto ogni qualvolta serve una cosa, e via dicendo.
Ancora con un bagno senza doccia completamente da rifare, certamente un po’ meno disordine e scatoloni ormai scomparsi. Questo merito soprattutto di Elio, che non si è dato tregua.
Ma dovendo fare un consuntivo della situazione posso solo dire che è fallimentare. L’assenza di tempo per cercare una casa adeguata (15 giorni in tutto, 2 mesi dalla vendita della mostra alla sua consegna), la solita difficoltà della lingua e delle procedure locali, l’essere stati assistiti in modo superficiale dall’agente immobiliare e ancora peggio dall’ispettore, ci porta oggi a dire che l’acquisto è stato un vero errore.
Ogni giorno che passa salta fuori un altro problema e ovviamente affrontarli per me è una scalata quotidiana con un grado di difficoltà superiore ormai alle mie forze.
Ora, per la prima volta in credo 40 anni, mi sono pure influenzata. Il che, unito al braccio destro sempre fuori uso e dolorante, non mi rende molto positiva nel guardare al futuro.
Giusto stamani (a 20 giorni ormai da quando avevo iniziato a scrivere questo post) mi sono ritrovata a riguardare delle foto dei trascorsi Natali in Moncton e mi è venuto un magone impossibile.
È vero che è nella umana natura guardare al passato vedendolo migliore del presente, ma in quella casa ho lasciato il cuore. La sua enorme luminosità credo mi abbia salvato nei momenti in cui la depressione stava uccidendomi. Al contrario oggi, tutto mi sembra congiurare per mandarmi a fondo. Certamente il veloce decadimento fisico non mi aiuta, ma che posso fare?
Il sentirmi disarmata, senza più sogni o speranze, non rientrava nel mio DNA. Che mi succede? Scherzando ieri sera ho detto a Chiara: “La forte fibra, il fisico da bestia di tua madre la abbandona”.
In effetti il Natale ha un grosso peso su questa situazione, o meglio si tratta di un peso aggiunto.
Quest’anno per la prima volta da quando noi quattro siamo una famiglia, per Natale mancherà uno di noi: Marco. Lo so, ci si deve abituare a tutto e peraltro io Marco lo ho già perso tanti anni fa e tutti i giorni mi ripeto come fosse un mantra: “L’importante è che lui sia felice”.
Ma io…. Io volevo che la nostra famiglia si allargasse ad accogliere altri, morosi e morose, fidanzati/e, compagne/i, marito e moglie; non volevo perdere un figlio. Volevo potere essere un’amica per chi fosse entrato nella mia famiglia, non una persona malsopportata se non odiata.
Non volevo dovere fare scegliere tra me e un’altra: comunque le cose andassero sarebbe stata una sconfitta per me.
Ho lasciato la mia vita, l’Italia, il mio mondo per non dividere la mia famiglia e per non costringere qualcuno a vivere il devastante dolore di una separazione familiare.
Credevo di avere fatto la scelta corretta, quantomeno la migliore per i miei figli: invece ho sbagliato. L’unico ad averne tratto soddisfazione e vantaggi credo sia stata la persona per cui la scelta fu fatta. Ho fatto soffrire Chiara e non posso perdonarmelo. Ho costretto Elio a lasciare la sua famiglia, una famiglia in cui fratelli e sorelle si amano, ho lasciato la mia vita, gli amici, il mio paese, la lingua che era mia….. ed ora vedo che non è servito a fare della mia famiglia una famiglia unita.
E non riesco a perdonarmelo, non riesco a non continuare a chiedermi cosa avrei dovuto fare, quale sarebbe stata la scelta migliore.
Cosa ho di così sbagliato per non essere accettata? Eppure in Italia avevo un  bellissimo rapporto (che con molti ho ancora) con gli amici e le amiche di Marco. Non credo di essere una persona possessiva e comunque non invaderei mai la sfera di vita degli altri, compresa quella dei miei figli.
Sono ossessionata da sempre dal rispetto della privacy, e comunque morirei prima di andare a rompere le scatole ai miei figli.
Insomma il Natale come sempre porta il suo carico di tristezza che ci si sente obbligati a mascherare con luci e decorazioni, regali e frasi di circostanza.
Quest’anno non ho fatto nulla, Chiara ha fatto tutto: io non ne ero in grado né fisicamente né moralmente. Cerco di reagire, ma mi pare tutto così inutile.
Non pensavo di ritrovarmi conciata così a questa età (quasi impossibilitata a camminare e talvolta a respirare), non pensavo di essere costretta a parlare con me stessa per sfogarmi e addirittura a rispondermi con la voce della mente per fingere di non essere sola.
Odio uscire di casa ormai, odio vedermi riflessa nelle vetrine, zoppa ed enorme, che arranco in qualche modo…. Se la gente potesse leggere il mio pensiero vedrebbe la vergogna per come sono, l’odio che provo per come sono diventata…… Vorrei potere uscire da sola, senza sentirmi colma di vergogna quando esco con Chiara o con Elio.
Appunto….io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…… La vita è un percorso da fare, da compiere, non da subire. Se la subisci non vale la pena di andare avanti. La vita deve essere comunque un desiderio di raggiungere qualcosa, di costruire qualcosa o anche solo di rafforzare quello che si è costruito.
Io mi guardo intorno e mi pare di essere nel deserto. Mi pare di non avere combinato nulla per 60 anni, o – anche peggio – mi pare di avere fatto solo cose sbagliate.
Come posso giustificarmi dicendo che io volevo fare il meglio, che ci ho provato.
Queste non sono giustificazioni ai fallimenti, forse sono solo scuse e io non penso di dovere scusarmi. Ho sempre fatto quello in cui credevo, quello che pensavo fosse la scelta migliore e soprattutto, nel mio meschino io, ho sempre pensato di scegliere il meglio per chi amavo.
Ho sbagliato, sono colpevole. Ma di cosa? Di non essere stata capace di scegliere? Di non avere messo abbastanza impegno? O forse solo di essere stata una inguaribile sognatrice, convinta che l’amore e la buona volontà potessero sempre risolvere tutto per il meglio?
Ma alla fine, almeno qui sulla terra, tutto questo conta poco. Se oggi dovessi tirare le somme e dare un giudizio alla mia vita sarebbe veramente fallimentare. Ma non mi si venga a dire che c’è ancora il futuro. Io non ne vedo.

La mia firma con la zampa d'orso!

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