Cruise on Lac Memphrémagog

Cruise on Lac Memphrémagog

Che dire? Un bel pomeriggio, un posto da sogno, ottima compagnia: forse l’unica mancanza alla giornata perfetta era l’assenza di Chiara, ma è comunque stato un pomeriggio piacevole.
Marco, in partenza per Parigi e successivamente USA e ancora Europa, ha deciso di anticipare il mio compleanno e ha regalato a mio marito e alla sottoscritta una crociera sul lago a Magog, circa 130 km da casa.

Tanto per informare chi non lo sapesse, due sono le cose che amo maggiormente a livello di posti: acqua e alberi.
Potrei restarci per sempre, era il mio sogno potere trovare una casa sull’acqua in mezzo agli alberi e con nulla d’altro intorno.

Ed in effetti continuo a sognarlo ma ormai mi rendo conto che – almeno in questa vita – resterà solo un sogno, un bellissimo desiderio.

Magog e il suo lago Memphrémagog sono piuttosto vicini a casa (vicino in senso canadese ovvio) e fa parte di quei posti che io sbircio sempre nelle pagine delle offerte di case: tutte inabbordabili del resto visto che per la sua bellezza è considerata zona turistica e di alto livello, una piccola Portofino sul lago.
Ville incredibili, barche altrettanto belle, pace completa visto che a settembre la stagione ormai è chiusa e il freschino arrivato.
Ma è stato bello andarci nonostante ancora oggi (5 giorni dopo) sia un verme che si striscia per terra.
Sia chiaro che non ho fatto nulla che qualsiasi persona normale possa fare: il mio super sforzo? circa 200 metri a piedi dal posteggio al traghetto e 3 ore dopo idem per ricadere nel sedile dell’auto.

Un successo 🙁  ormai sono veramente un rudere, camminare è solamente un sogno quasi come il trovare un posto a sedere che mi contenga ….
Già, perché i posti normali del traghetto intorno al tavolo interno erano fissi e lo spazio non era abbastanza per me.
Sapete, non si prova solo vergogna quando ci si trova in queste situazioni, ci si sente veramente uno schifo.
E – volendo trovarci qualcosa da ridere ad ogni costo – questo risultato lo ottengo dopo che ho perso una ventina di chili grazie ai casini grossi di salute appena passati 😀

Grazie al cielo Meagan e Marco non erano lì e quindi ho avuto il tempo per recuperare, ricacciare indietro lacrime e magone e fingere una normalità che non sentivo più.
È triste scoprire ogni volta che accetti di fare qualcosa fuori dalla tana in cui stai rinchiusa, che il percorso è sempre più difficile.
Per questo motivo non faccio mai nulla, preferisco non subire queste ennesime craniate: fanno male davvero. Ma in questo caso dire di no avrebbe fatto male a Marco che aveva pensato a questo momento per me: come potevo dire che non riesco a camminare, che non trovo mai una sistemazione accettabile, che mi vergogno mostruosamente di come sono e di come vengo vista. E questo senso di volere essere trasparente aumenta parossisticamente se oltre ad Elio, ilpoveroelio, c’è qualcun altro.
Penso sempre che i miei figli o chi è con loro, si possano solo vergognare di me, di come sono tirata insieme, quella obesa donna dal doppio mento, senza capelli, vestita malissimo o meglio, coperta da quattro stracci, sempre gli stessi indipendentemente dalla stagione.

SO, o almeno cerco di convincermi che lo so, che loro (i figli) o in questo caso quella splendida giovane donna dal nome Meagan, non provano vergogna. E che comunque la mia povera presenza non crea malattie, assuefazioni o danni collaterali ed alla fine del tempo trascorso insieme potranno cancellarne il ricordo; ma quest sensazione resta comunque dentro di me e agisce per quello che è: veleno, acido che corrode tutto.
Perdo il vero valore dell’evento e lo subisco cercando di non farmi notare, allontanandomi da sola per evitare collegamenti, ma so che alla fine verrò pure giudicata una stronza per questo mio atteggiamento.
E come dare loro torto 🙁

Ma stare sul ponte superiore del traghetto, con una brezza fresca ma non fredda, circondata dall’acqua e dalla splendida vista delle rive del lago per tre ore, mi ha fatto bene: la mia capacità di sognare ha avuto tutto lo spazio che voleva e ha incamerato viste splendide da riutilizzare nei giorni a seguire.
Mi sono immaginata a vivere lì, sulla riva del lago: non nelle ville megagalattiche, ma nelle darsene che erano abbastanza grandi da potere essere delle casette normalissime.

In fondo, sognare resta la mia fuga preferita e quei posti mi stanno ancora facendo compagnia aiutandomi ad allontanare altre e meno piacevoli pensieri che mi stanno assediando.
Volevo mettere qui questi pensieri, per dare un grazie a Marco e Meagan, per la loro presenza e la gentilezza che li accompagna sempre: è un piacere stare con loro: GRAZIE!

La mia firma con la zampa di orso
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