Citazioni

Seneca
Qualche tempo fa […]

Qualche tempo fa ti ho scritto di essere già in cospetto della vecchiaia, ora temo di averla superata: ai miei anni e soprattutto a questo mio corpo conviene ormai un altro nome, poiché vecchiaia indica un’età stanca ma non priva di forze.
Annoverami dunque fra gli uomini decrepiti e prossimi alla fine.
Posso dirti, però, che mi congratulo con me stesso, perché nello spirito non sento i danni dell’età come li avverto nel corpo.
Sono invecchiati solo i vizi e i loro amministratori: l’animo è forte e si compiace di non avere molto a che fare col corpo, ormai ha deposto gran parte del suo peso.
Esulta e disserta con me sulla vecchiaia: dice che è il suo fiore all’occhiello.
Crediamogli: si goda il suo bene.
Mi esorta a riflettere e a scoprire quanto di questa tranquillità e moderazione di costumi io debba alla saggezza e quanto, invece, all’età, e a esaminare attentamente ciò che non posso fare e ciò che non voglio fare, essendo ormai prossimo ad andarmene, e io mi compiaccio di considerare quel che non posso fare come se non volessi farlo: che motivo ho di lamentarmi, quale danno ne ricevo se quel che doveva finire è finito.
«Ma è un danno gravissimo», ribatti, «consumarsi, deperire, o, per meglio dire, disfarsi, visto che non veniamo colpiti e abbattuti all’improvviso, ci consumiamo a poco a poco, ogni giorno ci toglie un po’ di forze».
E quale conclusione migliore per il corpo che scivolare verso la propria fine per dissoluzione naturale.
Non dico che un colpo e un’uscita improvvisa dalla vita siano un male, ma essere portati via a poco a poco è certamente meglio.
Io, come se si avvicinasse il momento della prova estrema, il giorno che dovrà giudicare di tutti i miei anni, mi osservo e mi dico: «Ciò che finora ho mostrato coi fatti o con le parole non è niente al confronto, sono pegni dell’animo ingannevoli e di poco conto, avviluppati in mille ornamenti esteriori: mi affiderò alla morte per sapere quali progressi ho fatto.
Perciò mi preparo con coraggio a quel giorno in cui, deposti ogni calcolo e ogni artificio, giudicherò di me stesso, se sono forte solo a parole o anche nell’intimo, se sono state farsa e simulazione tutte le frasi arroganti che ho scagliato contro la sorte.
Metti da parte le opinioni degli uomini, che sono sempre incerte e ambigue, via gli studi a cui hai atteso per tutta la vita: sarà la morte a giudicarti.
Questo voglio dire: le dispute, le conversazioni dotte, le frasi raccolte dagli insegnamenti dei saggi e i discorsi eruditi non mostrano la vera forza d’animo; anche i più vili sono capaci di parole coraggiose.
Ciò che hai fatto apparirà chiaro quando esalerai l’ultimo respiro.
Accetto questa condizione, non ho paura del giudizio finale».
Così dico a me stesso, ma fa’ conto ch’io mi rivolga anche a te.
Tu sei più giovane: che importa.
Gli anni non contano.
Non puoi sapere dove ti attenda la morte, perciò, aspettala dovunque.

Letta da Luigi Maria Corsanico

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