Seneca
Il saggio non sente la mancanza di nulla […]

Seneca Il saggio non sente la mancanza di nulla […]

Voglio anche riferirti la distinzione che fa Crisippo.
Egli dice che il saggio non sente la mancanza di nulla, e tuttavia ha bisogno di molte cose, «mentre lo stolto non ha bisogno di nulla (perché di nulla sa far uso) ma manca di tutto».
Il saggio ha bisogno delle mani, degli occhi e di molte altre cose necessarie alla vita di ogni giorno, ma di nessuna soffre la mancanza: infatti soffrire la privazione di qualcosa implica una necessità, mentre per il saggio niente costituisce una necessità assoluta.
Quantunque egli basti a se stesso, ha bisogno di amici, e desidera averne il maggior numero possibile.
Tuttavia non li cerca per vivere felice; anche senza amici, egli è felice.
La felicità, sommo bene, non cerca fuori di sé i mezzi per realizzarsi: è cosa intima, che sboccia da se stessa.
Comincia a essere in balìa della fortuna se va a cercare anche una parte di sé fuori della propria interiorità.

 

LETTERA 9 – “Il saggio sente profondamente gli affetti umani” “L’arte di vivere”

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