Citazioni

Romano Battaglia
Tutti coloro che si lasciano […]

Tutti coloro che si lasciano assalire dai rimpianti invecchiano più precocemente di quelli che si nutrono di attese.
La speranza illumina il cammino futuro ed è un prestito fatto alla felicità.

5 risposte

  1. Ci sono giornate in cui le cose piccole piccole paiono grandi, importanti, direi quasi fondamentali.
    Stavo sfogliando le notizie locali con orrende notizie dalla politica americana (ammesso che ancora possiamo darle questo nome), poi il passaggio allo stadio quattro (rosso) per il Covid-19 qui in Quebec visto l’aumento importante di casi e altre belle notizie sparse (stile un episodio di razzismo nei confronti di una donna nativa a meno di 100 km da qui).
    Tutte notizie che mi fanno salire i fumi della rabbia: sono situazioni che potrebbero essere evitate, arginate, bloccate applicando una piccola regola di comportamento: il rispetto.
    Ma è mai possibile che noi umani non siamo capaci di rispettarci? Che fatica si farà ad accettare che se io ho dei diritti, è logico e scontato che gli stessi li abbia un altro essere umano?
    Ma che cavolo potrà influire la nazionalità, la razza, il colore della pelle, la forma degli occhi, la bellezza, o ancor peggio, quanti soldi si hanno, con la vera essenza di ciò che siamo?
    Siamo tutti umani, esseri viventi che dovrebbero avere l’obbligo di rispettare la condizione comune di essere parte della vita di questo pianeta che abbiamo in uso.
    Ma allora cosa aspettiamo a cambiare, ad impedire che il mondo muoia in una nuvola di veleno che noi stessi produciamo sia metaforicamente che realmente (con il nostro comportamento sia con le scelte politiche che acconsentiamo vengano fatte).
    Basta, sono troppo stanca per mettermi a sparare a zero su tutte le cose che odio, tanto credo che le conosciate già.
    Vi lascio un filo di serenità attraverso le parole di uno scrittore che mi ha sempre regalato sensazioni leggere, piene di speranza: Romano Battaglia.
    Buona giornata 🧡💛

  2. Sono lieta di leggerti e concordare con i tuoi pensieri (sono un po’ malinconica in questi giorni e questo mi porta a rinchiudermi a riccio e ad essere poco presente, condizione che quasi mi vergogno a scrivere considerato quanto stai passando). In quella piccola/grande parola che è il “rispetto” è riassunto il concetto di uguaglianza, tolleranza che dovremmo attuare per trovare quel filo “giusto” che possa tenere insieme l’umanità mel modo in cui ti auguri, mi auguro. Ci sono però tanti comportamenti negativi che impediscono anche le piccole cose. E’ soprattutto il grande egoismo, la presunzione dell’ignoranza, quel senso di superiorità che hanno la maggior parte di quelli nati dalla parte giusta del mondo (così si pensa), la superficialità … mi fermo per non diventare troppo retorica, ma hai capito cosa intendo. Personalmente, anche per l’età che ho, ho perso ogni speranza di veder le cose andar meglio (magari mi sbaglio, chissà). Ti abbraccio Lio e ti mando un sorriso. Ornella

    1. Cara Ornella, una bella sorpresa anche oggi nel trovarti qui: Grazie 💞
      Sto lavorando ad una nuova serie di poesie e citazioni su immagine, nella speranza che forse quelle vengano condivise.
      E ho scelto soprattutto di prendere poeti nuovi, poco conosciuti, ma non per questo meno affascinanti. Mentre controllavo di non avere già online una di queste sono arrivata qui e visto il tuo post.
      Chiudersi a riccio (per me seppellirmi nella tana), credo sia la reazione immediata che abbiamo quando qualcosa non va e non è un qualcosa che si misuri tra causa ed effetto 😉
      Come ho detto altre volte, il primo tumore mi ha aperto gli occhi e il secondo illuminata; quindi di che lamentarsi? Mi piace l’idea che anche condividere questo percorso indipendentemente da come andrà a finire, sia una forma di essere insieme. Ed anche di rispetto.
      Perché rispetto? Forse solo quello che io chiedo agli “altri” perché mi metto in gioco, o forse anche quello che io inconsciamente dono ad uno sconosciuto o più sconosciuti, dandogli la mia fiducia e raccontandomi.
      Io queste cose le chiamo piccoli passi, gesti di fiducia: ce ne vorrebbero da parte di tutti perché le cose migliorassero.
      Ornella, l’età la abbiamo entrambe, non so la tua, ma la mia è di 67 primavere, ma io sono sicura che la speranza non la hai persa, esattamente come non la perdo io: non saresti qui, non ti apriresti, non diresti il tuo pensiero.
      Dobbiamo solo continuare su una certa strada, senza pensare di dovere essere noi a vederne i possibili risultati 🙂
      Un abbraccio Amica cara 🧡

  3. Ciao Lio, mi sento sempre gratificata quando trovo una tua risposta. Sì, credo tu abbia ragione, la speranza – magari più nascosta o sfuocata, anche rifiutata in un particolare momento come qualche giorno addietro quando mi sono ritrovata con il groppo in gola – c’è. Contrariamente sarebbe impossibile continuare a vivere, nel mio caso – per tanti motivi – sopravvivere ma comunque “presente”. Io ho settantuno anni, due figli maschi, relative nuore, e una nipotina meravigliosa, mio marito ha lasciato questo mondo nel 2006. Ho chiuso l’ufficio alla fine del 2018 ed ora ho più tempo, ma meno voglia, da dedicare a me stessa. Non mi lamento perchè ci sono situazioni di sofferenza e dolore che io non posso nemmeno immaginare però a volte la solitudine diventa un po’ pesante e d’altro canto ha il suo aspetto positivo nel concedermi di “fare” come meglio credo. Mi sforzo anche di tenere sotto controllo una salute un po’ traballante e, come dice quel famoso Antonio o Amatore Sciesa, tiremm innanz. Oggi ho preso la strada di raccontarmi un po’, spero di non averti annoiata, però tu predisponi sempre al dialogo e alla confidenza. Abbraccione e buona giornata/serata. Ornella

    1. Annoiarmi???? Qui dicono: “You made my day” nel senso di avere reso la giornata speciale 💚
      Direi che la nostra generazione ha ben chiaro un concetto, quello di guardare al peggio che ci circonda per trovare consolazione. Cosa che oggi pare molto più difficilmente applicato. E non credo sia un vantaggio per nessuno.
      Sulla solitudine si potrebbe scrivere una enciclopedia, anche se molto dipende da come la sappiamo affrontare. Definirsi soli è un qualcosa che ognuno intende in base a quello che sono le proprie esigenze, io so che forse potrei offendere (o avere offeso) la mia famiglia nel corso degli ultimi venti anni lamentando la mia abissale solitudine da quando sono qui in Canada, ma la mia solitudine trascende dalla presenza della famiglia. Quella è dentro di me, parte di me, va al di là di quella che possiamo chiamare presenza fisica.
      Mio marito Elio è qui, è una bravissima persona, mi vuole bene come nessun altro e mi prende per quello che sono il che è una enorme fortuna considerando che io sono una da prendere con le molle per carattere 😋
      Ma non è una persona di compagnia, è una persona che parla poco e solo se tu lo costringi a farlo: il mio esatto opposto, dimostrazione che gli estremi si toccano … Quando parlo di solitudine parlo dell’assenza degli amici, della sensazione di essere parte di qualcosa, di esserci per gli altri, di sentirsi utili. E tutto questo non è più esistito quando sono arrivata qui: azzerata la sfera sociale, azzerata la stessa esperienza di una vita, è man mano entrata in me la sensazione di incapacità, di fallimento, soprattutto di dovermi impedire di essere quella che ero visto che non potevo esserlo più perché ne erano crollate tutte le basi di conoscenza.
      Discorso lungo e inutile, ma alla fine ha vinto la depressione e poi via via … una discesa squallida.
      Io non ho consigli per chi alle volte sente il morso della solitudine, la mia via di “uscita” (o qualcosa di simile) mi è stata mostrata dagli attacchi dei tumori, sono stati una grazia del cielo perché sono stata costretta a riesaminare le cose che avevo e che erano scontate: la famiglia, i figli. Ho imparato (o sto comunque cercando di metterlo in pratica) che si deve cercare la forza in quello che sappiamo di avere invece che perderla nel rimpiangere quello che forse avevamo o che eravamo solo convinti ci fosse.
      Continuo ad inseguire il concetto di amicizia, nella realtà virtuale e ho la fortuna di avere conosciuto tante belle persone che in parte stanno iniziando ad occupare lo spazio rimasto desolatamente vuoto.
      Poi cerco di non chiedermi più che valore avevano le amicizia che per me erano tutto in Italia. A cosa serve che mi flagelli dicendomi che allora non valevo nemmeno come il due di picche visto che mi hanno tutti cancellata dalla loro vita.
      Loro nella mia vita ci sono ancora e ci resteranno sempre: posso accettare il rifiuto da parte loro, ma non mi perdonerei mai un tradimento da parte mia.
      Quindi carissima Ornella, chiedi affetto e presenza ai tuoi figli, nuore e nipotina, fagli comprendere chiaramente quanto noi si conti su quello.
      Non lasciamolo al caso che loro lo capiscano: diciamolo chiaramente e forse le cose cambieranno.
      Mi so sempre definita come essere umano “merce deperibile” e lo siamo, abbiamo un inizio e una fine e la fortuna di solito di non sapere quando la seconda arriverà. Ma il tempo intermedio ti appartiene e hai il dovere e il diritto di di fare tutto il possibile perché il sia il più confortevole possibile. Salute, piccole gioie, coccole, piccoli regali a te stessa: tutte cose che ti faranno stare meglio.
      OK, batterie scariche e atroce dolore alla gamba: ci risentiamo quando vuoi ovunque 😘🥰

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