Piero Gribaudi
Un giorno, un giovane[…]

Piero Gribaudi Un giorno, un giovane[…]
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Un giorno, un giovane volle consultare un anziano su un problema che gli stava a cuore.
«Mio signore», gli disse, «voglio confessarti una cosa: non riesco ad avere un amico. Mi sapresti dare un consiglio?».
L’anziano sorrise e rispose: «Posso solo dirti di me. Quando ero ragazzo fra cento ragazzi, ne ebbi uno, di amico.
Fu una cosa bellissima che diede i suoi frutti e poi terminò.
Quando divenni adulto fra mille adulti, ne ebbi un altro, di amico.
Fu una cosa bellissima, ma l’amico morì ed anch’io mi sentii morire.
Ora che sono diventato anziano fra diecimila anziani, adulti e giova­ni ho rinunciato ad avere un amico e ho preferito esserlo io, un amico, ogni giorno e ogni ora, di qualcuno che non so chi sia e non so dove sia».
«Non dev’essere facile…», mormorò il giovane.
«Forse non lo è, perché cercare di essere amico significa, prima di tutto, rinunciare ad averne uno. Ma forse è perché proprio rinunciando ad averne uno se ne possono avere tanti».
«Non si saprà mai chi saranno?», domandò il giovane.
«Mai. Tenere il cuore spalancato perché tutti vi possano entrare, dare sempre fiducia perché tutti ne possano attingere, rispettare ognuno perché ognuno si senta se stesso ti rende, insieme, amato ed odiato, incomprensibile ed imprendibile. Chi cerca di essere amico, è un po’ come il mare, fatto di tenera acqua, ma acqua salata.
Chi ha come amico il mare, me lo sai dire?».
«Il cielo», rispose il giovane.
«Infatti. Chi cerca di essere amico può solo sperare che il cielo gli sorrida; e che i gabbiani non smettano di posarglisi sopra».
A questo punto il giovane tacque a lungo, avvolto in profondi pensieri. Poi guardò l’anziano con uno strano sorriso e gli chiese: «Mi permetti di essere un tuo gabbiano?».
L’anziano gli rispose: «Benvenuto!».

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