Mark Strand
Non ci sono parole per descriverlo […]

Mark Strand Non ci sono parole per descriverlo […]

Come divampavano quei fuochi che non esistono più, come si guastava il clima, come svaniva l’ombra del gabbiano senza lasciare traccia.
Era la fine di una stagione, la fine di una vita?
Cos’è in noi che vive nel passato e ha nostalgia del futuro, e vive nel futuro e ha nostalgia del passato?
E che importanza ha quando la luce entra nella stanza dove dorme un bambino e la madre che si sveglia, aprendo gli occhi, desidera sopra ogni cosa che ciò che non è in grado di nominare infonda in lei l’opposto del risveglio?

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