Don Lorenzo Milani
Sandro aveva 15 anni. […]

Don Lorenzo Milani Sandro aveva 15 anni. […]
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Lorenzo-Milani-Sandro-aveva-15-anni.Sandro aveva 15 anni.
Alto un metro e settanta, umiliato, adulto.
I professori l’avevano giudicato un cretino.
Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.
Gianni aveva 14 anni.
Svagato, allergico di natura.
I professori l’avevano sentenziato un delinquente.
E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.
Né l’uno né l’altro avevano intenzione di ripetere l’anno.
Erano ridotti a desiderare l’officina.
Sono venuti da noi solo perché noi [a Barbiana] ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.
Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda.
E’ stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita.
Sandro se ne ricorderà per sempre.
Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no.
La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.
Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione.
Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce.
Le cose restano le stesse, ma cambia lui.
Gli diventano puerili tra le mani.
Gianni non sapeva mettere l’acca al verbo avere.
Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose.
Del lavoro, delle famiglie, della vita del paese.
Voi coi greci e coi romani gli avete fatto odiare tutta la storia.
Noi sull’ultima guerra si teneva quattro ore senza respirare.
A geografia gli avreste fatto l’Italia per la seconda volta.
Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo.
Gli avreste fatto un danno grave.
Anche solo per leggere il giornale.
Sandro in poco tempo s’appassionò a tutto.
La mattina seguiva il programma di terza.
Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e di prima.
A giugno il “cretino”; si presentò alla licenza e vi toccò passarlo.
Gianni fu più difficile.
Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l’odio per i libri.
Noi per lui si fecero acrobazie.
Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia.
Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza.
Ci avremmo pensato noi a fargli amare anche il resto.
Ma agli esami una professoressa gli disse:- perché vai a scuola privata [a Barbiana]? Lo vedi che non ti sai esprimere?
Lo so anch’io che il Gianni non si sa esprimere.
Battiamoci il petto tutti quanti.
Ma prima voi che l’avete buttato fuori di scuola l’anno prima.
Bella cura la vostra.
Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta.
Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito.
I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro.
O per bocciarlo.
Voi dite che Pierino del dottore scrive bene.
Per forza, parla come voi.
Appartiene alla ditta.
Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo.
Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla.
E il babbo serio:- Non si dice lalla, si dice aradio.
Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio.
La vostra lingua potrebbe fargli comodo.
Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.
“Tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di lingua”; l’ha detto la Costituzione pensando a lui.

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