Lidia Ravera
Dato che tu sei nuovo […]

Lidia Ravera Dato che tu sei nuovo […]

Dato che tu sei nuovo
Una madre scrive una lunga lettera al figlio che sta intraprendendo il difficile viaggio di diventare grande.
Ti prego, ma ti prego veramente, di non rinunciare a esperire, a provare, a giudicare, a schierarti per quello che, secondo te, non va bene, non funziona, non è giusto, non è nel senso d’un tendenziale armonico sviluppo del pianeta.
Non credere, ti prego, a chi ti dice che non sarai tu a mutare gli equilibri del mondo, che non sei nella stanza dei bottoni.
La stanza dei bottoni ce l’hai dentro.
È al tuo io che devi rendere conto, innanzitutto.
Non avere paura di essere “in pochi”.
Non avere paura di occuparti di cose più grandi di te: ogni cosa grande ha evidenze piccine riscontrabili da chiunque abbia gli occhi.
Le cose grandi sono le più importanti: non c’è bisogno di diventare grandi per occuparsene.
Anzi, ad aspettare si rischia che sia poi troppo tardi.
Io li vedo, perché ci vivo in mezzo: gli adulti che non erano massimalisti da ragazzini, sono rimasti minimi, non hanno sogni, solo prospettive.
Niente è vecchio di quello che puoi fare.
Dato che tu sei nuovo.
Non avere paura di pretendere un silenzio rispettoso da parte di chi dichiara di sapere come vanno a finire le cose.
Se non lo sai, non è perché sei piccolo, è perché sei più attento, meno passivo, più intelligente.
Non partecipare, ti prego, al coro di sfiducia.
È pigra, è noiosa, è facile la sfiducia.
E ce n’è in giro troppa.
Se posso darti un consiglio, e intendo dartelo anche se non posso, una sfida alla sfiducia potrebbe essere banco di prova per mettere a punto i vostri strumenti adolescenti, per uscire dal tempio a fronte alta e andare a misurarvi con il mondo.

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