Citazioni

Lella Costa
Come fanno a dormire? […]

Nella Prima guerra mondiale le vittime sono state per il 5 per cento civili e per il 95 militari.
Si può tranquillamente sostenere che i civili sono morti incidentalmente.
Nella Seconda guerra mondiale le vittime sono state per il 48 per cento civili e per il 52 militari.
Non si può già più sostenere che i civili sono morti incidentalmente.
Nelle guerre contemporanee, una qualunque, una a caso, le vittime sono per il 10 per cento militari e per il 90 civili.
Si può tranquillamente sostenere che i militari muoiono incidentalmente.
D’altra parte è a furia di sentirsi ripetere “prima le donne e i bambini, prima le donne e i bambini”, si vede che l’hanno presa alla lettera.
E allora io mi chiedo, ma chissà che faccia fanno, quando indossano le loro elegantissime divise, qualunque sia il paese che quella divisa rappresenta, e salgono a bordo dei loro scintillanti aeroplani, qualunque sia la bandiera che contraddistingue quell’aeroplano, e si librano in volo nel cielo limpido, azzurro – Dio, che straordinaria sensazione di libertà – e dopo un po’ che volano, le carlinghe dei loro aerei si aprono per lasciar fuoriuscire degli strani oggetti metallici, neanche brutti a loro modo, delle specie di curiosi fiori postmoderni che cadono in caduta libera per alcune centinaia di metri e poi a loro volta si aprono, per lasciar fuoriuscire degli altri oggetti sempre metallici, ma questa volta totalmente differenti per foggia, dei pregevoli manufatti che imitano in modo encomiabile le pietre, i sassi, i ciottoli dei fiumi.
Dio, la natura quanti insegnamenti!
E questi oggetti vanno a cadere un po’ qua e un po’ là e più in alto voli, più ampio sarà il raggio in cui si depositeranno, e quindi sarà ancora più facile, e in qualche modo meno colpevole, per chi li sgancia, smemorarsene –
“Ma via, come pretendete che sappia esattamente dove sono caduti, li ho sganciati, saranno andati un po’ qua e un po’ là, si pianteranno nel terreno, si mimetizzeranno perfettamente, resteranno lì tutto il tempo che devono restare”.
Addirittura alcuni di questi oggetti li fanno a forma di giocattoli, perfettamente imitati proprio nei dettagli, per esser del tutto sicuri che prima o poi, un giorno o l’altro, un bambino lo noterà, lo raccoglierà, lo guarderà, per quanti secondi?
Tre?
Cinque?
Dieci?
Gli ultimi secondi della sua vita.
O forse no.
Forse saranno l’inizio di un’altra vita, una vita di seconda scelta, una vita scaduta, una vita avariata, una vita senza gli occhi, senza le braccia, senza le gambe.
E se è molto fortunato, forse quel bambino incontrerà un chirurgo bravissimo che viene dall’altra parte del mondo e che probabilmente per espiare qualcuna delle colpe di quel mondo ha deciso di andarsene in giro a ricucire pezzi di bambini.
Anzi, una volta ci ha portato anche la sua di bambina, sua figlia che gli chiedeva …
L’ha presa per mano e l’ha portata a vedere, in un ospedale.
Ha guardato e ha capito.
Per sempre.
Ha capito che la guerra è troppo grande e furba per riuscire a sconfiggerla, ma che questo, almeno questo, deve finire.
Che le mine antiuomo sono il più ignobile strumento di morte, il più vigliacco genocidio della storia del mondo – il nostro mondo, quello che Hernan Cortez, avventuriero e giocatore, si è vinto a bocce cinquecento anni fa.
Quel mondo che semina dieci milioni di mine antiuomo – dieci milioni di mine antiuomo – sulla terra di tre milioni di esseri umani – curdi.
Fa tre bombe a testa virgola qualcosa, periodico.
Quel mondo che non condanna nessuno…
Chi la mina la progetta, chi la produce, chi la vende, chi la compra chi la sganci.
E io voglio sapere una cosa sola: voglio sapere come fanno a dormire.
Come fanno a dormire?
Mi dicano come fanno…
Avranno anche loro una sera, un tramonto, uno straccio di ora violetta che gli rovini l’aperitivo.
Toccherà anche a loro, la notte, gli cederanno le palpebre, per quanta adrenalina riescano a produrre, nonostante tutta la cocaina con la quale vengano pagati.
Ci sarà anche per loro il momento di dormire…
E allora io voglio sapere, se Macbeth con Montezuma avesse perso…
Se Macbeth ha ucciso il sonno: allora io voglio capire come fanno, loro a dormire, come hanno fatto a vendersi anche i sogni, a spegnere ogni memoria, come fanno a non sentire in ogni attimo della loro esistenza la voce di Ecuba che piange – lei che può almeno piangere.
– Deponete per terra lo scudo rotondo di Ettore…
Ma voi, Achei, il cui vanto sono più le armi che il cervello, perché vi siete macchiati di un delitto tanto mostruoso?
Avete avuto paura di un bambino?-
Dove sono finiti, bambino i tuoi riccioli che tante volte ti ravvivavo, e le mani, forti , come quelle di Ettore, adesso siete qui, davanti a me, inerti, infrante…
E, cara, piccola bocca che facevi grandi promesse: – nonna, mi taglierò i capelli per te e condurrò una schiera di ragazzi, tutti i miei amici, quando morirai, a salutarti…
Ma tu mentivi, bambino, non sei tu a seppellire me, sono io, povera vecchia che non ha più patria, né figli a seppellire il mio bambino…-

Da “Che faccia fare – Stanca di guerra
Interpretato da Lella Costa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Shares
Share This

Condividi se ti è piaciuto!

Dammi una mano, fammi conoscere ai tuoi amici!