Citazioni

Kahlil Gibran
Il Profeta – Il commiato 4ª parte

Il commiato 4ª parte

E vorrei che mi ricordaste come un inizio.
La vita, e tutto ciò che vive,
è concepito nella nebbia
e non nel cristallo.
E chissà se il cristallo
non è la nebbia che si dilegua?
Nel ricordarmi,
non scordatevi di questo:
Ciò che in voi sembra più fragile e confuso,
è invece più forte e determinato.
Non è forse il respiro
che ha eretto e temprato la vostra struttura?
E non è forse un sogno
che nessuno di voi ricorda di aver sognato,
ciò che ha edificato la vostra città
e modellato ogni cosa in essa?
Se solo poteste vedere
il flusso di questo respiro,
non vorreste vedere nient’altro.
E se solo poteste udire
il sussurro di questo sogno,
non vorreste ascoltare suono diverso.
Ma voi non vedete né udite,
e questo è bene.
Il velo che offusca i vostri occhi
sarà sollevato dalla mano che lo ha tessuto,
E la creta che ostruisce le vostre orecchie
sarà rimossa dalle dita che l’hanno impastata.
E voi vedrete.
E voi udirete.
Ma non rimpiangerete
di aver conosciuto la cecità,
né di essere stati sordi.
Poiché in quel giorno
conoscerete il fine nascosto.
E benedirete l’oscurità
come avreste benedetto la luce.
Dette queste cose si guardò intorno
e vide il timoniere in piedi vicino alla sbarra
scrutare ora le vele gonfie
ora l’orizzonte.
E disse:
Paziente,
troppo paziente è il capitano della mia nave.
Il vento soffia e le vele sono inquiete;
Anche il timone implora la sua rotta;
Tuttavia il mio capitano
ha atteso con calma il mio silenzio.
E questi miei marinai,
che già udivano il coro del mare aperto,
hanno saputo ascoltarmi pazienti.
Non aspetteranno più a lungo.
Sono pronto.
Il fiume ha raggiunto il mare,
e ancora una volta
la grande madre accoglie il figlio nel suo grembo.
Addio, popolo d’Orfalese.
Questo giorno è finito.
Si chiude su di noi
come il giglio acquatico sul suo domani.
Serberemo quello che qui ci è stato donato,
E se non sarà sufficiente,
ci ricongiungeremo per tendere ancora le mani
verso colui che dà.
Tornerò a voi, non dimenticatemi.
Sarà tra breve,
e il mio anelito raccoglierà polvere e saliva
per un altro corpo.
Sarà tra breve,
un attimo di calma nel vento
e un’altra donna mi partorirà.
Addio a voi
e alla giovinezza trascorsa con voi.
Appena ieri ci incontrammo.
Voi avete cantato per me
nella mia solitudine
e io ho costruito una torre nel cielo
con i vostri desideri.
Ma ora il nostro sogno è finito,
è volato via il sonno e non è più l’alba.
Il mattino volge al termine,
il nostro dormiveglia
si è trasformato nella pienezza del giorno,
e dobbiamo separarci.
Se ancora una volta ci incontreremo
nel crepuscolo della memoria,
parleremo nuovamente insieme,
e il canto che voi intonerete
sarà allora più profondo.
E se le nostre mani
si toccheranno in un altro sogno,
costruiremo un’altra torre nel cielo.
Così dicendo fece un segnale ai marinai
e subito essi levarono le ancore e,
liberata la nave dagli ormeggi,
salparono verso oriente.
E un grido venne dal popolo
come da un solo cuore,
salì nel crepuscolo
e dal mare fu portato lontano
come uno squillo di tromba.
Solo Almitra rimase in silenzio
fissando la nave
fino a che scomparve nella foschia.
E quando tutto il popolo si disperse
lei restò sola sul molo
mentre nel suo cuore riaffioravano le parole:
“Sarà tra breve, un attimo di calma nel vento,
e un’altra donna mi partorirà”.

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