Fernando Pessoa
Considero la vita una locanda […]

Fernando Pessoa Considero la vita una locanda […]

Considero la vita una locanda, dove devo fermarmi fino all’arrivo della diligenza dell’abisso.
Non so dove mi condurrà, perché non so niente.
Potrei considerare questa locanda una prigione, perché in essa sono costretto all’attesa; potrei considerarla un luogo in cui socializzare, perché qui mi ritrovo insieme ad altri.
Non sono, però, né impaziente né spontaneamente naturale.
Lascio a quello che sono, coloro che si chiudono nella stanza, mollemente sdraiati sul letto dove aspettano insonni; lascio a quello che fanno, coloro che conversano nelle sale, da dove musiche e voci giungono facilmente fino a me.
Mi siedo alla porta e imbevo i miei occhi e orecchi dei colori e dei suoni del paesaggio, e canto sommessamente, solo per me, vaghe canzoni che compongo nell’attesa.
Per tutti noi scenderà la notte e arriverà la diligenza.
Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro.
Se ciò che lascerò scritto nel libro dei clienti, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene.
Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene.

Lisbona, 29-03-1930

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su stumbleupon
Condividi su whatsapp
Condividi su pinterest
Condividi su tumblr
Condividi su email
Condividi su print

Vuoi leggere altro?

Foto del tramonto con la luna inquadrata attraverso lo specchietto retrovisore

José Saramago
Tramonto

Cos’ altro mai puoi dirmi che io non sappia,
vena del sol che sangue dai alla terra,
sfilacciar quieto di nebbia rifratta
tra l’ azzurro del mare e il ciel vermiglio? […]

Avanti»

Copyright © 2003-2018 – Tutti i diritti riservati. – Disegnato e realizzato da Lio Saccocci