Citazioni

Erri De Luca
Quando c’è poco tempo […]

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta i gendarmi, quando battono la tua città con l’artiglieria, quando sei in un letto di ospedale, dietro una graticola di sbarre, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva, e arriva.
Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie.
Ante Zemljar ne scriveva su carta di sacchi di cemento, con un pezzetto di carbone.
A Goli Otok, colonia penale per dissidenti di Tito, era proibito scrivere.
Nel ghetto di Lodz Isaia Spiegel nel ‘43 scarabocchiava nel suo yiddish di braccato:
“II mio corpo è un pane
calato in un calice di sangue”.
Poesia succede dove essa è d’improvviso indispensabile.
Essa è urgente anche se in quel momento il poeta non riesce a scrivere neanche il suo nome sulla porta di casa.
Izet Sarajlic poeta di versi ripetuti a mente dai cittadini di Sarajevo, durante gli anni di assedio scrive poco.
Che fa?
Sta lì, vive con la città scassata, condivide la fame, le code per l’acqua e per il pane.
Non profitta di inviti a emigrare.
Sta lì, quella è la sua poesia e scalda uguale.
Il poeta è responsabile del dolore e della gioia.
Ho nominato qui alcuni amici miei, ma se non senti amico all’improvviso un poeta, un suo verso saltato agli occhi per illuminarli, a che serve un poeta?
Questo deve fare, prenderti sottobraccio, darti l’amicizia di quattro passi insieme, sillabe di una strofa per te miracolosa.

Una risposta

  1. Ci sono dei momenti in cui la poesia è veramente un rifugio o, per dirla da orso come sono, una tana.
    Forse dire poesia o intendere come poesia solo produzione in versi è restrittivo.
    Forse poesia è altro o meglio ancora, è oltre. Almeno per me.
    Trovo poesia nella prosa e in certa prosa trovo le risposte. Come in queste poche righe di Erri De Luca, che parla dell’amico Ante Zemljar, poeta jugoslavo anzi croato e anche di Izet Sarajlic poeta bosniaco.
    In parole come queste trovo consolazione, trovo saggezza, trovo umanità e ogni risposta.
    Leggo l’amicizia, quella vera, che non si affievola nel tempo e nella lontananza; vedo il rispetto profondo; vedo il senso della poesia nella vita umana. E ritrovo pace e speranza.
    Speranza negli esseri umani, nella loro grandezza, nei sentimenti limpidi.
    E alla fine cado nella poesia con le ultime righe: musica per le mie orecchie e spero anche per voi. (se avrete voglia di andare a leggerle)
    ” …. 𝑚𝑎 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑚𝑝𝑟𝑜𝑣𝑣𝑖𝑠𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑒𝑡𝑎, 𝑢𝑛 𝑠𝑢𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑠𝑎𝑙𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑙𝑖, 𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑒𝑡𝑎?
    𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒, 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑡𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑏𝑟𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜, 𝑑𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑙’𝑎𝑚𝑖𝑐𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑡𝑡𝑟𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒, 𝑠𝑖𝑙𝑙𝑎𝑏𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑜𝑓𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑒 𝑚𝑖𝑟𝑎𝑐𝑜𝑙𝑜𝑠𝑎.”
    Io mi salvo così, ritrovo qualcosa in me stessa per andare avanti, ma quel qualcosa viene dal fuori, dagli altri a cui va il mio GRAZIE 🧡

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