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Donne: Nel vuoto dell’indifferenza. […]

No, non lo è.
C’è un odore acre, ferroso.
Se guardi meglio ti accorgi che ha anche un colore.
Ed è rosso: una chiazza vischiosa, densa.
Una pozza di sangue che dilaga, con artigli acuminati, terribili.
Che strappano grida e cuori.
Che strappano vite.
Che seminano dolore.
Che uccidono il corpo e l’anima delle Donne.
Dolore. Dignità. Donne.
Dove si rifugia il cuore di una donna quando è costretta a un bivio; in quale luogo finisce la sua dignità, in che direzione guardano i suoi occhi stanchi, pesti, gonfi di pianto.
Verso quale strada volge il suo viso graffiato, livido di botte.
In che angolo ripone la sua anima logora, calpestata dagli insulti.
Chi prega per ritrovare la strada che la condurrà di nuovo a se stessa.
Domande. Dubbi. Paure.
E un cappio, quello della violenza, che si stringe sempre di più.
Perché una donna non dà mai abbastanza.
Deve farlo fino alla fine.
Fino alla fine dei suoi giorni.
Madri, amanti, fidanzate. Figlie.
Sorrisi e una vita normale: amici, famiglia, spesa, casa, bambini.
Poi, te le ritrovi un giorno sulle pagine di cronaca con un colpo in testa, pugnalate o sgozzate come maiali, violentate, fatte a pezzi.
Soffocate.
Corpi, solo corpi.
L’anima è morta da tempo.
Molte volte tra le mura di casa.
In silenzio.
E, allora, pensi che anche tu sei una donna.
Che quel corpo poteva essere il tuo.
E provi rabbia, impotenza, vergogna.
Vergogna per una società che non tutela, che chiude gli occhi, che vive nell’accettazione di un orrore che si perpetua.
Anno dopo anno.
Da sempre.
Perché finché non finisci su quella pagina di giornale, sei solo un nome.
Una sconosciuta tra tante, le cui grida di aiuto si perdono nel vuoto.
Nel vuoto dell’indifferenza.

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