Citazioni

Diego Cugia
Spalancate le finestre di casa e gridate. […]

146 giorni all’esecuzione
Siamo l’urlo della folla.
Quello che avevate in gola da sempre e che avete avuto paura dì gridare.
Abbassate i cristalli della vostra auto e gridate con quanto fiato avete in gola.
Spalancate le finestre di casa e gridate.
Gridate nella tromba delle scale, in mezzo alla strada, nelle piazze, tra la gente.
Gridate più forte che potete, sfogatevi, così non si può più andare avanti.
Ma per cosa state vivendo?
Per pagare le rate del mutuo? Le tasse dell’università?
Per farvi la pensione? Gridate.
Vecchi, giovani, bambini.
C’è qualcosa che non va, lo sappiamo, lo sapete tutti.
Per una volta non è colpa del governo, delle tasse, della tivù, o di quel fottuto del vicino di casa che fa pisciare il suo cane sul vostro zerbino.
C’è qualcosa che non va e non è colpa dei preti, dei professori né dei calciatori o del brutto tempo.
Non è colpa delle malattie né della vecchiaia, delle donne, di Clinton o delle borse asiatiche.
Quel qualcosa che non va siamo noi te compreso, fratello.
Noi l’errore, il più grave errore del nostro tempo.
Noi, milioni, miliardi di noi colpevoli della nostra infelicità e di quella degli altri.
Non dite “questo è pazzo”, aspettate a trinciare giudizi, non voltatevi dall’altra parte.
Lo sapete perché?
Perché a forza di fregarvene di tutto e di tutti vi siete fregati con le vostre mani.
Il telefonino nuovo e la BMW non ti daranno la felicità, bestiolina.
Con l’aumento di stipendio ti c’impicchi, con l’eredità di tua suocera idem, se ti sposi ti sentirai pure peggio e se fai un figlio ti verrà un’angoscia da toglierti il fiato.
Non c’è speranza, non c’è.
Sei fottuto, siete fottuti, siamo fottuti tutti quanti, volete capirlo o no?
Piantatela di fingere, tra voi e la felicità c’è un baratro come tra il sesso e un eunuco.
La felicità non è né nei ricordi né nel futuro, non sta né a destra né a sinistra, né sopra né sotto, né in lui né in lei.
La felicità, se vuoi, è solo qui e ora, in questo irripetibile momento alla radio della nostra vita.
Afferrala, prendila, gridala: “Sono felice perché sono al mondo e sono libero”.
Te lo dice Jack, da Alcatraz, e non un dio dall’alto dei cieli.
Te lo dice un condannato da sottoterra.
Un maledetto condannato felice.

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