Citazioni

Diego Cugia
Io parlo per te, ragazzo. […]

196 giorni all’esecuzione
Io parlo per te, ragazzo.
Te che ricominci la vita ogni giorno da zero.
Te che a trent’anni hai le mani così piene di calli che se fai una carezza a tua figlia ti dice che le hai dato uno schiaffo.
Te che puzzi di fritto, che pure se ti tuffi nel Mar dei Caraibi e ci resti due settimane, come esci dall’acqua ti chiedono hamburger e patatine.
Sì, parlo per te.
E non ridete, stronzi.
Che la gente così esiste, eccome.
Piantatela con la barzelletta dell’idraulico miliardario.
Per uno che ce l’ha fatta ce ne sono mille morti di fame.
E senò provateci voi a sturare i cessi degli altri.
Perché non c’è prezzo.
E non c’è prezzo nemmeno a ritirare i vostri piatti unti nei ristoranti.
“Cameriereee?” Avanti, indossate la giacchetta da schiavo e portate dodici piatti di trippa al tavolo nove.
E sorridete sennò il padrone vi licenzia o un cliente si tocca le palle.
Sorridete e scodinzolate per mille lire di mancia.
Sei un ascoltatore, vero? Allora ascolta l’urlo della mia anima, l’urlo delle loro.
Dite che è demagogia, socialismo, populismo? Chi se ne frega, è vero.
Non so quello che sia, è vero.
Anche se li pagano tre-quattro milioni al mese, sono i vostri schiavi democratici.
Camerieri.
Ecco una parola che si dovrebbe cancellare dal vocabolario.
Altro che portatori di handicap.
Portatori di piatti.
Sorridetegli voi, stasera, al ristorante.
Cristo, vi stanno servendo, sorridete.
E fateli, per una volta, partecipare ai vostri discorsi.
Grazie a loro potete comandare pagando il prezzo di una pizza.

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