Citazioni

Diego Cugia
Gesusconi e il buon diavolo Pt3 […]

QUI la prima parte

QUI la seconda parte

Ma sarebbe un’analisi imbecille e partigiana se non vedessimo anche i pregi dell’italiano medio che lui ha galvanizzato, i timori legittimi e gli spauracchi che ha allontanato, i valori che ha rispolverato.
Ha parlato allo spirito d’iniziativa dei piccoli imprenditori, promettendo meno ‘lacci e lacciuoli” e meno tasse.
Ha parlato a chi, con angoscia arcaica, teme i diversi e gli extra comunitari e l’ha rassicurato.
Ha parlato di “grandi opere” e di una modernizzazione e un rilancio dell’Italia.
Ha parlato come certi presidenti americani sanno parlare al cuore degli Stati Uniti nei momenti difficili, e anche quest’imitazione del Cristo Usa gli è riuscita.
Ha parlato di poliziotti di quartiere contro la piccola criminalità.
Ha parlato di adozioni più facili, di pensioni più ricche, di burocrazia da snellire.
Ha parlato ai ceti che la sinistra si era dimenticata di dover rappresentare e difendere, compresi gli operai, e soprattutto i più giovani di loro gli sono andati dietro, e non ho mai capito che cosa c’era da stupirsi.
Tu mi dirai, Rosanna: sì, però sono tutte promesse non mantenute.
E che vuoi dire? Anche il Cristo vero prometteva la vita eterna ma, che mi risulti, non c’è stato un morto uno, che sia tornato in diretta alla Tv a raccontarcela.
La fede è così: prendere o lasciare.
E la tua signora in attesa del treno, la sua fede in Berlusconi non la lascia mica con la ragione, la lascerà solo per un’altra emozione di intensità pari e contraria, di quelle pancia a pancia, e a patto che il suo dio dalla bianchissima dentiera l’abbia delusa (ipotesi che si sta già concretizzando, non per merito del centrosinistra e dei suoi troppo tristi dèi, ma per un virus auto di struttivo del signore del centrodestra).
Ma quest’ultima, lo ammetto, è una fede soltanto mia, tanto che gli ho dedicato un beneaugurante timer a scalare, in testa a ogni articolo che scrivo.
Se la magistratura gli innalzerà la croce, o se il governo dovesse cadere per qualche ribaltone, Berlusconi conquisterà la vita politica eterna (in “martirologia” è più dotto di un gesuita, e anche senza ricorrere alle persecuzioni dei santi è un vittimista come e meglio di ogni italiano medio).
Se al suo sogno, per quanto già mezzo fallito, il centrosinistra gli opporrà quella così disgustata visione alternativa del mondo di cui è stato capace, con colpevole snobismo, fino a oggi, non si capisce perché la signora del treno dovrebbe cambiare religione.
Tutto quello che posso dirti, Rosanna (ma lo ripeto, sto rispondendo dal bar, fra videopoker e stecche da biliardo, alla tua lettera scritta da una pensilina della stazione), è che, senza scandalizzarsi più di tanto e rimettendosi l’indignazione in tasca, l’altra metà degli italiani deve accettare, piaccia o no, che Berlusconi ha innestato la marcia di una nuova comunicazione politica dalla quale sarà impossibile ritornare indietro.
Non si risponde con comizi anni Cinquanta a chi ha fatto saltare da un pezzo il tavolo televisivo delle regole delle tribune politiche di ieri, e neanche con un glabro faccione di Rutelli ai cento faccioni col mascara del Cavaliere.
Così si rischia solo di essere patetici.
E ora di capire che Berlusconi sta comunicando con gli italiani in modo messianico, e a un messia, per quanto malconcio, non si risponde con un politico, si risponde con un mito.
E più profonda di una battuta da bar, credimi, ma ne conserva tutti i limiti.
E il più grande (ma se lo guardi meglio, assomiglia a un miracolo) è che forse i miti sono finiti.
Berlusconi ne è stata l’ultima conferma.
Conclusione da bar dello sport di destra: i moltissimi italiani che hanno ancora bisogno di un mito si terranno Berlusconi anche dopo la prova-provata che mito non è, perché rinunziare ai sogni è molto più difficile che rinunziare alla realtà.
Conclusione da bar dello sport di sinistra: da quella torre di Babele dell’opposizione a Gesusconi, scenderà un buon diavolo con la sua novella di un forte ideale collettivo, un poco più realistico, e meno egoista e insolente dell’altro, il quale dia volo d’uomo, proprio per essere stato costretto a interpretare tutte le lingue dei partiti di Babele, saprà riassumerle in una soltanto, universale, quella che si comprende sotto le pensiline come quaggiù tra i Campari e le barzellette di Totti, quella comunicazione sottopelle che riaccende le emozioni della gente, non le più razziste e discriminatorie, ma quelle un pochino più nobili che, nei momenti oscuri della Storia, sanno parlare alla testa e al cuore di un popolo.
E una volta al governo, come fanno gli statisti e gli autentici padri di famiglia, ricorderà a tutti che sognare è bello ma stare svegli è ancora meglio, e riporterà il Paese nel mondo degli adulti, attraverso la riscoperta della sua dignità, della sua giustizia, della sua cultura, della sua storia, della sua libertà, delle sue antiche tradizioni e della sua vocazione a essere la culla d’Europa e non il leccalecca di un presidente degli Stati Uniti.
Fine della favola e di JF di oggi.

QUI la prima parte

QUI la seconda parte

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