Concita De Gregorio
Imparano a cantare piangendo […]

Concita De Gregorio Imparano a cantare piangendo […]

Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo.
Brucia ma non si bruciano.
Respirano forte quando l’ostetrica dice «non urli, non è mica la prima».
Imparano a cantare piangendo, a suonare con un braccio che pesa come un macigno per la malattia, a sciare con le ossa rotte.
Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città ai piedi su e giù per gli autobus.
Le donne hanno più confidenza col dolore. Del corpo, dell’anima.
È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico, è una cosa che c’è e non c’è molto da discutere.
Ci si vive, è normale.
Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve.
Trasformandolo, invece: ecco cosa serve.
Trasformare il dolore in forza.
Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche parte perché lasci fiorire qualcosa.
È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa.

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