Concita De Gregorio
Il nostro codice penale, che […]

Concita De Gregorio Il nostro codice penale, che […]

Il nostro codice penale, che non è del secolo scorso ma di venticinque anni fa , stabilisce pene relativamente lievi per l’infanticidio: “La madre che cagiona la morte del neonato immediatamente dopo il parto … quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto è punita con la reclusione da quattro a dodici anni”.
Meno che per un omicidio, perché si suppone che abbia agito “in stato di grave turbamento” determinato dal parto, appunto, o dalla solitudine e dall’abbandono.
[…] Così l’infanticidio ha, per così dire, punizione attenuata solo nei casi di donne senza compagno e senza dimora che uccidano il figlio entro cinque giorni dal parto.
Vediamo la realtà, adesso.
Nel 2003, in Italia, su ventidue donne ricoverate in ospedale psichiatrico giudiziario per infanticidio, solo una era nubile.
Sedici sposate, nessuna in stato di indigenza.
Il delitto avviene molto di rado a ridosso del parto: nella maggior parte dei casi a diversi mesi o persino anni dalla nascita.
Così, anche in un terreno così doloroso come è quello delle madri che uccidono, l’osservazione del reale, la legge italiana che lo codifica, è fuori sintonia rispetto alla vita vera.
Come se non la vedesse, non la ascoltasse.
Di più: come se non volesse vedere né ascoltare.

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