Citazioni

Carlo Troilo
Malato senza speranza di guarigione […]

… mi fa piacere riportare alcuni brani di una lettera che mia figlia Claudia scrisse a tutti noi di famiglia con questo titolo:
Un’ultima lettera che scrivo a Michele, zio, fratello e figlio, e che desidero condividere con il resto della famiglia.
“Quando qualcuno, come te, è malato senza praticamente speranza di guarigione, tanti parlano di battaglie, e usano metafore del campo bellico, che io non vedo in nulla attinenti al dramma di chi, senza potersi difendere, deve sopportare il dolore, la sofferenza, a volte l’umiliazione nella consapevolezza che a nulla potrà valere tutto ciò.
Non riesco a pensare a te in questi termini.
Io, negli ultimi mesi, ti ho visto tanto cambiato.
Era come se tu avessi capito, proprio ora che ti sentivi così precario, un senso profondo della vita.
Ho visto mutare il tuo atteggiamento nei confronti degli altri.
Non che prima tu non fossi affettuoso – questo non ti è mai mancato – ma forse sembravi più schivo e diffidente; talvolta impedito nel goderti la compagnia degli altri da piccoli e tutto sommato insignificanti dettagli.
Ho notato come tu sia diventato più aperto e ricettivo; come, in ogni momento del tuo viaggio disperato, abbia conservato l’interesse per la vita degli altri, e questo veramente è stato il tuo grande coraggio, forse la tua forza, e spero, almeno in parte, la tua ancora.
È proprio per questo che nel leggere, nell’ultima lettera che ci scrivi, la tua preghiera di volerci bene gli uni con gli altri e la tua affermazione, detta in modo così apparentemente asettico e proprio per questo ancora più definitiva, che nulla è più importante nella vita, non vedo nulla di retorico, ma leggo anzi il messaggio più essenziale, ciò che veramente hai voluto tentare di lasciarci.
Io ti saluto col dispiacere che non vedrò più la tua figura esile apparire silenziosa, e con l’angoscia di chi non ha potuto salvarti o aiutarti, perché in fondo in queste tragedie si è intimamente, disperatamente e irrimediabilmente soli; ma di questo siamo stati, insieme a te, vittime impotenti.
Ti saluto, però, anche con una grande serenità, quella che mi viene dal credere che tu abbia sentito e saputo vedere, nonostante tutto, il grande affetto e la profonda partecipazione che si sono condensati intorno a te.
Come hai chiesto tu, non delegheremo la tua memoria né ti saluteremo con lugubri corone di fiori, di cattivo gusto e di peggior odore, né con alcuno dei tetri rituali funebri fatti per rimuovere la morte da chi infanga la vita: di quel falso rispetto per la vita ne hai già dovuto subire sin troppo.”

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