Citazioni

Andrea Scanzi
Autogrill

Autostrada A14, ore due di notte o giù di lì. Ho tre ore di viaggio alle spalle e, prima, due di spettacolo a Sant’Elpidio a Mare. Non ho cenato e neanche ne ho voglia, ma forse è il caso di prendere qualcosa. L’hotel è a Cesena Nord, per spezzare il viaggio che al mattino mi condurrà a Merano.

Area di servizio Rubicone Est. Gli autogrill mi sono sempre piaciuti. Soprattutto senza le fiumane di gente, quindi all’alba o di notte. È un nowhere dove espongono vini che non esistono, Chupa Chups giganteschi e noci di prosciutto al pepe illegali.

Guardo il banco e penso che solo a Guccini è capitato di incontrare una ragazza che mescola «birra chiara e 7UP». Non c’è nessuno e la cosa mi rassicura. Solo io e il barista. Senza birra chiara, che non potrebbe neanche più vendermi, vista l’ora.

Non c’è neanche la 7UP.

Cerco qualcosa di molto trash da mangiare, perché in autogrill si mangia solo quello. Scelgo uno di quei tramezzini depressi, senza glutine e con formaggio finto, tanto per dare ulteriore lustro a quella strana voglia di penitenza che mi viene di notte quando viaggio da solo e la malinconia è l’unica colonna sonora possibile. Già che ci sono, prendo da bere uno di quegli integratori azzurri, che per me non sono altro che spremuta analcolica di puffi. E i puffi, se ci pensate, se lo meritavano di essere spremuti come nel video di Another Brick in the Wall (Part II). I puffi son sempre stati dei gran rompicoglioni.

Vado alla cassa. Il ragazzo mi riconosce. Ci tiene a non farmi pagare. Dico di no, ma lui insiste. Lo ringrazio.

Mi appollaio su uno sgabello e mangio lentamente. Assaporo bene la mestizia.

Poi torno al banco e ringrazio ancora. Più che un ringraziamento, il mio è un messaggio criptato di dialogo. Non perché io ami chiacchierare, tutt’altro, ma perché avverto un’urgenza reciproca di empatia.

Il ragazzo capisce e, timidamente, mi racconta la sua storia. Una laurea che non è arrivata, perché la vita gli ha chiesto il conto anzitempo. La madre che sta male. L’amore che finisce sempre e quasi sempre male. Una malattia forse sconfitta e forse no. I debiti. Il lavoro che non c’era, e quando è così anche fare il barista di notte in un autogrill deserto, con un tizio davanti che mangia volutamente tramezzini orrendi, pare un sorriso della vita.

Ascolto tutto, senza parlare. Posso giusto ascoltare, ammesso che ne sia ancora in grado. Gli stringo la mano, gli faccio forza. Poi torno alla mia auto, con quello stesso senso di colpa che hai ai funerali perché tu sei vivo e lui no, e allora ti dici che da quel momento amerai ancora di più la vita, perché è solo così che dovresti viverla. Solo che, poi, torni a darla per scontata. Così accadde anche quella notte in autogrill, Rubicone Est, quando chiusi la porta e giurai a me stesso di ricordarmi la mia fortuna, e al contempo l’esigenza di non smarrire mai le antenne sul mondo. Quelle che ti fanno sentire tutto il dolore, e dunque forse la bellezza, del mondo. Quelle che, se non le tieni accese, ti spegni e neanche te ne accorgi. Quelle che temo di avere lasciato proprio sul banco di quell’autogrill.

3 risposte

  1. Mi sono svegliata ora ed è quasi mezzanotte. Sono arrivata a casa dall’ospedale alle tre del pomeriggio e sono crollata a letto. In un altro mondo fino a 5 minuti fa… Il primo pensiero che ho avuto è stato di vedere se per caso vi avessi offesa nello scrivere quanto sto vivendo in questo periodo. È stato bellissimo trovare invece tanti amici che mi mandano il loro incoraggiamento e che sento così vicini. Credo che la paura maggiore durante questi momenti sì è proprio il sentirsi soli, circondati da estranei, ascoltando cercando di capire una lingua che non è la tua, incrociando i tuoi occhi con altrettanti visi tutti sconosciuti. Per me questa è la terza volta è tutto considerato Il fatto stesso che sia la terza volta che ci sto passando dovrebbe voler dire che sono fortunata! In tutta onestà non lo so proprio, ammetto però che tumori e linfoma mi hanno lasciato più cose positive che negative, o almeno a me piace vederla così.
    E così dopo avere preso le varie pastiglie, mi sono ritrovata a pensare a qualcosa che avevo letto recentemente ed ero certa di averla riportata sul sito perché erano parole che mi avevano colpito molto. E finalmente mi sono ricordata e ho ritrovato il link che volevo condividere con voi, se vi va di leggerlo fino in fondo ne scoprirete anche il perché: è comunque un messaggio di speranza e credo che oggi al mondo ci sia davvero bisogno di speranza. Grazie a tutti voi e ci sentiamo più tardi🤗🥰

  2. Ciao Lio,
    ho riletto con piacere questo scritto di Andrea Scanzi (riletto perchè seguo la sua pagina) … è proprio così che va. Sono molto dispiaciuta per le tue condizioni di salute e voglio credere che ne uscirai vincente, me lo dice la tua forza, alla quale spesso sembri non credere. Tu sei una combattente talmente ricca di cultura, che metti a disposizione dei tuoi amici, che saprai contrastare il male anche con le “parole”. Ti abbraccio fortemente. Ornella

    1. Ciao Ornella 💛
      Non dispiacerti per me, fa parte della vita e meglio a me che a qualsiasi giovane intorno a noi.
      Ormai è la terza volta che ci passo, meno possibilità di uscirne a testa alta, ma non si può mai dire e comunque non ho nulla di cui lamentarmi.
      I miei figli sono grandi e sono tutto quello che potevo sperare o sognare. Io la mia vita l’ho avuta: per tanti non è stato così.
      Ma certo, la presenza delle persone “virtuali” mi aiuta tanto, mi fa sentire meno sola, mi da’ uno scopo per non mollare, non fosse che per il sito.
      Ricambio il tuo abbraccio con altrettanta forza
      lio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest

Shares
Share This

Condividi se ti è piaciuto!

Dammi una mano, fammi conoscere ai tuoi amici!