Citazioni

André Gorz
Lettera a D. […]

Stai per compiere ottantadue anni.
Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.
La nostra storia è cominciata meravigliosamente, quasi come un colpo di fulmine.
Quando i nostri sguardi si sono incrociati, ho pensato: “Con lei non ho nessuna possibilità”.
Ti ho incrociata un mese dopo, per strada, affascinato dalla tua andatura di danzatrice. Poi una sera, per caso, ti ho vista da lontano che uscivi dal lavoro e ti incamminavi per strada. Ti ho rincorsa per raggiungerti. Camminavi veloce. Era nevicato. L’acquerugiola faceva arricciare i tuoi capelli. Senza crederci troppo, ti ho proposto di andare a ballare. Hai detto sì, “why not”, semplicemente.
Alla fine della nostra terza o quarta uscita, infine ti ho baciata.
Ho denudato il tuo corpo con precauzione. Ho scoperto, coincidenza miracolosa del reale con l’immaginario, la Venere di Milo incarnata. La freschezza madreperlacea del tuo seno illuminava il tuo viso. Ho contemplato a lungo, muto, questo miracolo di vigore e di dolcezza. Con te ho capito che il piacere non è qualcosa che si prende o che si dà. C’è un modo di darsi e di invocare il donarsi dell’altro. Noi ci siamo interamente dati l’uno all’altra.
Quello che mi appassionava con te, era che tu mi facevi accedere a un altro mondo. I valori che avevano dominato la mia infanzia non vi avevano corso. Quel mondo mi incantava. Potevo evadere entrandoci, senza obblighi né appartenenza. Con te ero altrove, in un luogo estraneo, estraneo a me stesso.
Durante i tre mesi che sono seguiti, abbiamo considerato l’idea di sposarci. Io avevo delle obbiezioni di principio, ideologiche.
“Che cosa ci prova che tra dieci o vent’anni il nostro patto per la vita corrisponderà al desiderio di ciò che saremo diventati?”
La tua risposta non si poteva parare: “Se ti unisci con qualcuno per la vita, mettete le vostre vite in comune e tralasciate di fare ciò che divide o contrasta la vostra unione. La costruzione della vostra coppia è il vostro progetto comune, non avrete mai finito di rafforzarla, di adattarla, di riorientarla in funzione delle situazioni mutevoli. Noi saremo ciò che faremo insieme”.
Noi potevamo mettere quasi tutto in comune perché in partenza non avevamo quasi nulla. Bastava che acconsentissi a vivere ciò che vivevo, ad amare più di tutto il tuo sguardo, la tua voce, il tuo odore, le tue dita affusolate, il tuo modo di abitare il tuo corpo perché tutto l’avvenire si aprisse a noi.
… una sola cosa era essenziale per me: stare con te. Non posso immaginarmi continuare a scrivere se tu non ci sei più. Tu sei l’essenziale senza il quale tutto il resto, per quanto importante mi sembri finché ci sei tu, perde il suo significato e la sua importanza.
Sono attento alla tua presenza come al tempo dei nostri inizi e mi piacerebbe fartelo sentire. Tu mi hai dato tutta la tua vita e tutto di te: mi piacerebbe poterti dare tutto di me per il tempo che ci resta.
La notte vedo talvolta la figura di un uomo che, su una strada vuota in un paesaggio deserto, cammina dietro un carro funebre. Quest’uomo sono io. Sei tu che il carro funebre trasporta.
Sento la voce di Kathleen Ferrier che canta “Die Welt ist leer, Ich will nicht leben mehr” e mi sveglio. Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro. Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme.

Letta da Giancarlo Cattaneo Parole|Note

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