Alessandro D’Avenia
Caro Leo […]

Alessandro D’Avenia Caro Leo […]

Caro Leo,
eccomi qui a raccontarti un episodio che mi ha fatto pensare a te, e non sono riuscita a trattenermi dallo scriverti.
So che sei furioso con me e che non vuoi parlarmi.
Prendi questa lettera come uno sfogo che sei l’unico che può raccogliere.
L’altro giorno sono andata in gita con un gruppo di amici di famiglia.
A un tratto mi sono ritrovata sola con il figlio di uno di loro.
Si chiama Andrea e si è preso una cotta per me.
Quando siamo rimasti soli si è avvicinato e ha provato a baciarmi.
Io l’ho respinto, lui è rimasto di sasso, si è girato e se ne è andato, come hai fatto tu quel giorno.
Ma mentre fissavo le spalle di Andrea, dentro di me non trovavo la forza di rammaricarmi.
Andrea non significa nulla per me.
Quando ho fissato le tue spalle, quel giorno, dalla tua panchina, qualcosa dentro di me si è spezzato.
Ho capito che io riesco a vedere il mondo solo insieme a te.
I Greci raccontavano che originariamente l’uomo era sferico e che Zeus per punirlo delle sue malefatte lo aveva spaccato a metà.
Le due metà vagano per il mondo e si cercano.
La nostalgia le spinge a cercare ancora e ancora, e quando si trovano quella sfera vuole tornare unita.
Questa storia ha del vero, ma non è sufficiente.
Quando le due metà si incontrano di nuovo, hanno vissuto le loro vite fino a quel momento.
Non sono uguali a come si erano lasciate.
I loro lembi non coincidono più.
Hanno difetti, debolezze, ferite.
Non basta che si incontrino di nuovo e si riconoscano.
Adesso devono anche scegliersi, perché le due metà non combaciano più perfettamente, ma solo l’amore porta ad accettare gli spigoli che non combaciano e solo l’abbraccio li smussa, anche se fa male.
Quel giorno, Leo, ho scoperto che le nostre metà non combaciano perfettamente e solo un abbraccio può farci combaciare.
Senza la tua presenza il mondo si è svuotato.
Mi manca tutto di te: la risata, lo sguardo, i congiuntivi mancati, gli sms, le chiacchierate… Tutte quelle cose insignificanti che valgono tutto per me, perché sono tue.
Ecco: solo questo volevo dirti.
Le tue spalle non saranno mai come quelle di nessun altro per me.
Quando sei tu a darmi le spalle, è la vita che mi dà le spalle.
Perdonami.
E se puoi riprendimi con i miei difetti.
Abbracciami così.
Come io farò con te.
Saranno i nostri abbracci a cambiarci.
Io ti voglio bene come sei, fallo anche tu, anche se non sono perfetta come Beatrice.
Vorrei che la tua panchina diventasse nostra: due cuori e una panchina.
Come vedi mi accontento di poco…

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