Citazioni

Alessandro Bergonzoni
Maledizioni […]

E spero che anche tu mi ami perché se non mi amassi sarei costretto a dirti:
“Ti venisse un accidente a te e a tutta la tua stirpe cattiva porca che sprofondasse sempre di più nei meandri della terra dove se ci sei ci resti, brutto palombaro morto, e andasse male anche lo scandaglio per recuperare i tuoi resti putridi con dentro i vermi già tutti malati irreversibili, e uno anche senza un occhio e il pus che ti contagiasse tutti gli altri, e ti si inquinasse anche la saliva che hai in bocca, e ti scoppiassero le scarpe più belle che hai e il pellame vario si andasse a sfracellare contro un vetro che hai già rotto due volte e il padrone ti avesse detto: ‘Giuro che alla prossima volta ti do fuoco, a te e a tutta la gente che ti conosce, anche soltanto di vista…!’.
Brutto moschettone agganciato male, cascassi tu, la montagna, lo scalatore e ti andassi a sfracellare a valle poi se non morissi ti si accavallassero le gambe ogni volta che pensi e ti so slegassero soltanto sott’acqua, e se non annegassi allora ti incamminassi all’imbrunire lungo un bosco di pioppi proprio alla vigilia della grande catastrofe che colpisce soltanto i pioppeti e ti salvassi soltanto con l’aiuto di un cannibale che ti salverebbe a patto di mangiarti per 3/4 (i più utili) e tu allora un tantinello sanguinante scappassi con le tue pollicino-chiazze ematiche e incontrassi putacaso due cacciatori che da un mese non prendevano nulla e appena ti vedono ti sparassero addosso e non sicuri di averti preso bene ti tenessero fermo coi piedi e ti sparassero un’altra volta facendoti uscire anche la tua anima cattiva porca.
Brutto professore di ginnastica mal visto dal preside che ti vuol licenziare se non sai tenere la classe: che tu infatti il giorno dopo non la sappia tenere e lui ti licenzi e tu te ne vada ramingo lungo un viale dove alcuni alunni ti lapidassero e poi si nascondessero dietro un albero e tu arrivando a casa e guardando il diploma dell’Isef sentissi un gran nodo in gola, cascassi indietro putacaso su quattro coltelli in piedi dritti come a immolare una vittima e ti ci infilassi inesorabilmente ma non morissi subito, anzi guardassi il lampadario e lo vedessi ballare in maniera poco simpatica tant’è che si staccasse e s’andasse a sfracellare sui tuoi resti putridi di professore di ginnastica mal visto dal preside e da tutto il condominio che sta tirando freccette avvelenate contro un tuo manifesto di una tua foto venuta male e a te non restasse altro che dire l’atto di dolore ma non ti riuscisse anzi venissero fuori offese al buon Dio, che ti dicesse: ‘Io il perdono non glielo do! Sembra che mi stia prendendo in giro’.
Allora tu cercassi di scusarti in francese, ma non lo sapessi, lo imparassi ma te lo dimenticassi subito, allora cercassi un vocabolario, ma non lo trovassi, o lo trovassi ma lo perdessi, proprio nel momento in cui una splendida donna nuda, bionda e francese, ti chiedesse di sposarla.
E tu, il fatidico giorno, invece che dire ‘Oui’ dicessi ‘Yes’.

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