Basta lottare……

Basta lottare……

Arriva il momento in cui si deve rinunciare e in cui si deve smettere di pensare che possiamo fare in modo che le cose vadano come vorremmo.
Non so se questo voglia dire che non si ha più voglia di combattere, o più semplicemente che non c’è più forza dentro di te.
Io so solo che questo momento è arrivato, che proprio non ci riesco più ad affrontare la vita così come mi si pone davanti. Forse speravo di potere trovare un po’ di calma, forse credevo di potere deporre le armi a questo punto della mia vita. O forse  ero convinta che le cose potessero divenire meno difficili con l’età……
Nulla di tutto questo! Anzi sembra che tutto diventi sempre più difficile, più arduo da affrontare. O probabilmente è solo l’età che mi tradisce.
La scoperta quotidiana che non sono più io ad essere la padrona del mio corpo, ma che è ormai lui che detta legge, mi sta finendo lentamente. La depressione che ne consegue va ad appesantire il pesante bagaglio che già mi portavo sulle spalle e giorno dopo giorno sto perdendo colpi.
Che ne è stato di quella che ero, di quella sempre pronta a lottare, quella che non mollava mai?
Che ne è stato dell’animo ribelle che mi dava la forza per tornare a galla ogni volta che la vita cercava di mettermi sott’acqua e di tenermici sotto?
Dove è andata la mia ostinazione, il mio incrollabile credo nel potere cambiare le cose ed in qualche modo piegarle alla mia volontà o almeno la capacità di adattarmi alle situazioni per cambiarle piano piano strada facendo?
Per dirla come De André nella canzone “Sulla collina” : Dormono, dormono sulla collina. Dormono, dormono sulla collina.
Forse è semplicemente giunto il momento di dormire, poco importa dove.

Questi ultimi giorni sono stati devastanti per me, e credo, almeno in parte, anche per Elio.
Sono dieci anni che lotto tentando di cavarmela da sola, nonostante i tiri malvagi che il mio cervello mi tira (alludo al discorso linguistico, alla “tabula rasa” da stress). Ogni giorno ti ritrovi a dovere affrontare nuove questioni, devi farti capire da chi hai di fronte, devi trovare chi ti faccia un lavoro, devi chiedere una carta di credito, devi spiegare che non sei un delinquente senza un passato solo perché sulla tua patente vi è un indirizzo del New Brunswick invece che uno del Quebec. E le difficoltà aumentano nel momento in cui si accorgono dal tuo modo di parlare che tu non sei canadese, parli uno strano francese, uno strano inglese e quando spieghi a tuo marito le cose parli in una lingua differente.
E allora devi cercare di essere la prima a ridere di te stessa perché questo fatto li tranquillizza. Un po’ come ridere del tuo essere grassa: se ti prendi in giro la gente ti accetta di più…..
Questo potrà forse stare meglio “loro”, ma di certo fa sentire me molto peggio…..
Ma continuare a farsi passare per stupida, o comunque per una poveraccia molto inferiore, non fa molto bene alla stima di me stessa….. Mi fa solo convincere ogni giorno di più che sono una poveraccia, senza arte né parte. I miei studi, il mio credermi di essere una persona intelligente ed in qualche modo capace, il mio cercare ad ogni costo di darmi fiducia, di credere in me stessa: tutto questo è finito. Già per tutta la mia vita mi sono sentita una “merdaccia”, ora non ci sono più dubbi: lo sono!
E mille cose in cui ho creduto sempre, che hanno fatto parte della mia vita: si stanno sgretolando in questi ultimi giorni.
IKEA mon amour ho sempre detto. Ricordi bellissimi, acquisti fatti con le persone importanti della mia vita, quasi gite al posto delle ferie che non potevo fare. Beh, in questi giorni qui  a Montreal il mito è caduto. Sono andata 3 volte in due differenti Ikea locali per dei mobili e per la cucina. Sono stata messa in coda (è in atto una promozione sui mobili di cucina ed io casualmente mi ci sono trovata in mezzo) per avere la consulenza. Premetto che io avevo già fatto tutto online e che quindi si trattava solo di controllarla e di aggiungere i counter top che hanno un calcolo particolare perché vengono fatti su misura. Ogni volta mi è stato abilitato un computer e detto che a breve sarei stata seguita da un loro “specialista”. Mettiamo pure che io  avessi davanti a me un paio di persone, dopo 2 ore e mezza ero ancora lì ad aspettare. Zitta. Perché zitta? Perché intervenire con i ragazzotti locali con il mio buffo parlare, il vederli ridere sotto i baffi, il vedere lo sguardo distante, mi imbarazzava. E quindi preferivo sentire l’ulcera bruciare sempre di più. Ma ad un certo punto non ci sono riuscita a trattenermi. La palla di grasso si è ribellata e si è trascinata zoppicando dal cosiddetto capo settore e, vox clamans o clamantis che dir si voglia – ho detto quello che pensavo. E cioè che anche se non ero una ragazza carina che dava baci al commesso (come avevo visto fare da chi mi passava davanti pur arrivando dopo di me), anche se ero una signora vecchia e grassa che fa fatica a camminare, anche se forse il mio parlare a loro sembrava buffo, i miei soldi valevano quanto quelli degli altri e comunque la correttezza e l’educazione dovevano avere la meglio sulle conoscenze o sulle moine.
E per tre volte in tre diversi negozi me ne sono andata! Tre ore in piedi ad aspettare, urlando per il male alle gambe, con la rabbia che mi montava dentro, e con la malnata convinzione di essere un “nulla” invisibile che pian piano saliva e mi toglieva il fiato e mi faceva venire le lacrime agli occhi.
Sono almeno riuscita a non piangere fino a che mi sono allontanata, ma poi le lacrime sono scese copiose, esattamente come di continuo in questi giorni. È così difficile accettare questa situazione, questo sentirsi incapaci di affrontare le cose, questa impossibilità di stabilire un contatto con il prossimo.
Io ero quella che creava un rapporto con le cassiere da Auchan, con gli autisti del filobus, con chiunque entrasse anche solo per un momento nella mia vita.
Che ne è stato di tutto questo? Anche questo è stato seppellito in collina. Ma allora direi sia meglio che anche io venga seppellita lì, su una collina qualunque, perché non si può continuare a soffrire momento per momento. È masochismo stare a farsi del male, non dovrebbe essere nella natura umana continuare sulla strada che gli porta solo dolore.
Io credo sia giunto il momento di potersi mettere a riposare, di trovare un po’ di pace,
Ecco perché per esempio ho deciso di rinunciare a rifare bagno e cucina. Ci si può anche adattare. Sempre meglio che continuare a farsi del male andando a parlare con 1000 persone per dei preventivi che poi sfociano in altri intoppi, perché comunque non capiscono cosa io veramente voglio o, anche peggio, a loro non piace quello che io voglio ed opporsi alla loro volontà diventa una immane fatica. Ed io non ho più la forza per farlo.

Lo stesso succede per tutto. Assegni della pensione respinti perché qui in Canada non si usa la firma di girata quando versi un assegno circolare intestato a te su di un conto intestato allo stesso nome.
Anche a chiedere all’impiegato:”ma non dobbiamo firmare, apporre una girata?” ti senti rispondere: “Assolutamente no!”
Peccato che da maggio ad ora tutti gli assegni ricevuti dall’INPS per la pensione ci siano stati rimandati indietro.
Perché? Scoperto solo stamani perché questa volta ho richiesto le copie della documentazione. CityBank: “Girata irregolare – Irregular endorsement”.
Secondo INPS è colpa di CityBank, secondo CityBank è colpa di INPS. Alla fine si scopre che semplicemente ci sono due leggi o comunque regolamentazioni differenti tra Canada ed Italia. Ma chi ci fa le spese? Noi pirla!! Ed io al telefono a lottare con gli impiegati della banca locale, senza risultato. Peccato che si faccia la figura dei “delinquenti” per tutti questi assegni che ci vengono respinti. E, colmo dei colmi, ad ogni assegno ci addebitano dall’Europa 70 euro di spese. E qui la valuta di cambio che fa comodo a loro.
Oltre la beffa…….. non ci mandano i soldi che ci spettano, facciamo la figura di gente poco onesta con assegno respinti, paghiamo spese assurde e valute a nostro svantaggio tra accredito e addebito.

Solo che io debbo stare zitta. Sono io ad avere scelto di venire qui, nessuno mi ha obbligato (come ci tengono a dire in molti). Potevo rinunciare a mio figlio, potevo accettare di essere stata rifiutata dalla mia famiglia in Italia, potevo…. ma ho scelto e ne debbo accettare le conseguenze.

Sono solo un paio di esempi di quello che ogni giorno accade e che io maldestramente cerco di affrontare.
E tutto questo lottare senza risultato, questo esporsi continuo al sentirsi “presa in giro”, questo sentirsi in ogni momento una “inferiore e diversa”….. beh tutto questo mi sta finendo.

Non ho nessuno con cui sfogarmi e allora lo faccio qui, come ho scritto nell’altro post. Tanto qui nessuno mi legge, ma io posso fingere di avere parlato con un amico e di essere riuscita a sfogarmi.
Per quello che cambia…….

Però non ne posso più.

La mia firma con la zampa d'orso!

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