“Annus horribilis”

“Annus horribilis”

Finisce oggi il primo “Annus horribilis”.
Un anno fa stavo viaggiando lasciando Moncton nel New Brunswick dove avevo vissuto dieci anni per il Quebec e un’ennesima vita da cercare di tirare insieme.
Ma non ci sono riuscita proprio per nulla questa volta, è stato solo un “laissez-passer” non inteso come “lasciapassare” ma proprio come un lasciar passare tutto: il tempo, la vita, le stagioni… Ed è stata la prima vera e totale sconfitta della mia vita: ho rinunciato a vivere.
C’era una frase che non so da dove venisse, scritta da me sul fondo di un libro:
 ”Non sono all’altezza delle vostre speranze, io sono solo al livello delle vostre delusioni.”
Come è stata vera, come lo è.
Sono arrivata al fondo del barile, non ci sta proprio più nulla da raschiare. Mi pare di essere un cane che si rincorre la coda, ogni cosa che cerco di fare pare ritorcersi contro di me contribuendo a mettermi sempre più in ginocchio. Ed io sono anni ormai che non posso mettermi in ginocchio o per terra e poi rialzarmi, forse un grosso paranco potrebbe ancora riuscirci ma non di uso domestico ;).
Come si suole dire, si deve capire quando le cose iniziano ad avviarsi tutte verso un’unica direzione e a quel punto bisogna farsene una ragione e provvedere affinché si possa lasciare tutto in ordine.
È tremendo come la stanchezza morale, la depressione sempre più forte, possano portarti via anche la forza fisica. Ogni giorno di più, ogni giorno si perde qualcosa, ogni giorno un nuovo limite, un piccolo passo indietro. E il tenersi dentro tutto questo non fa che aumentare le paure, che alimentano la depressione, che nutre la stanchezza ed il rifiuto. Appunto, un circolo chiuso. Un circolo di cui non posso che incolpare a me stessa, tutto questo è imputabile solo alle mie scelte, per dirla con la mia mamma, questa è la craniata finale, quella mortale 😉
Non che alla fine cambi qualcosa. In fondo ho vissuto la mia vita, ho raggiunto i sessanta anni, ho combinato poco, ho fatto più male che bene. Ma ho cercato di vivere, magari sbagliando ma mai smettendo di lottare, fino ad ora almeno.
In questo ultimo anno ho proprio mollato, sto bene qui nel mio angolo da sola, tutto mi pesa, tutto è troppo. Ho accettato come normale stare anche delle ore a guardare i monitors che vanno in “sleep” diventando neri, ma io continuo a fissarli fino a che faticosamente non mi decido a muovere il mouse. Ma anche questa è una fatica enorme in certi momenti. In altri riesco invece a mettermi a lavorare per il sito, a fare qualcosa con Photoshop, ma poi quando arriva il momento di mettere online quello che ho fatto, una voce dentro di me pare dirmi:
“Ma chi credi che lo vedrà? Per cosa lo fai?”
Ed a quel punto mi blocco, perché so bene che quella è la verità. Per questo avevo anche sospeso tutto per un paio di settimane, non postavo più nulla su FB e vedevo diminuire gli accessi e questo era come un macigno che mi tirava sempre più a fondo.
Senza il mio sito io non so come trascorrere il tempo. Mi ritroverei a fissare il vuoto sempre e so che dopo poco accetterei anche quello e sarei arrivata alla fine. Ma il non riuscire a fare crescere il sito, a farlo diventare migliore, ad avere più partecipazione è comunque un deterrente al mio cercare di impegnarmi. So bene che la gente ha di meglio da fare e che comunque ci sono migliaia di posti migliori di LioSite, soprattutto più allegri. So bene che il mio essere così depressa non attira certo le persone, anzi le allontana. Ma non posso fare molto di diverso.

Sono tornata a casa dopo essere dovuta uscire per il rinnovo della patente e mi sto solo continuando a chiedere: “Che senso ha rinnovarla visto che è un anno che nemmeno guido.” Ormai cammino pochissimo, dopo minuti in piedi i crampi alla schiena mi piegano e le gambe non reggono, le ginocchia gridano e l’anca mugola :D:D.
E tutto il resto…. Quel resto di cui non si parla, perché sono cose che si dicono solo alle amiche veramente intime, tutti quei problemi che mi stanno piano piano rendendo invalida. Ecco tutto il resto è lì, che ti chiude la gola, che impedisce all’aria di passare.
Sono ormai una vecchia bestia che sibila e che cerca di trascinarsi in qualche modo. Nella realtà ormai sono totalmente inutile e salvo il preparare da mangiare e cercare di organizzare le spese, ormai altro non faccio. A che serve una presenza del genere? Potrebbe forse avere un significato se dietro ad un fisico che pian piano si ferma, ci fosse una mente comunque brillante, una persona briosa ed intelligente, con cui parlare possa essere piacevole. Ma non è così.
Al di là del fatto che non esiste nessuno con cui parlare, io stessa non voglio farlo. Perché alla fine sei piena di rabbia, di voglia di sfogarti, di buttare fuori tutto quello che hai dentro e che ti fa male e sai di non poterlo fare per non avvelenare la vita di chi ti ama. E allora preferisci stare lontana, non avere la possibilità à di avvelenare la loro vita. Lo vedo anche con mio marito…. che certamente non è mai stata la persona con cui chiacchierare, lui di pochissime parole, nessuna voglia mai di parlare, oggi si sta insieme solo quei pochi minuti per pranzo e per cena e poi a vedere qualche film alle televisione. E tutto questo in quasi religioso silenzio.  E con mia figlia, con cui cerco di parlare comunque, evitando accuratamente di toccare certi tasti per non aprire per sbaglio le valvole sbagliate, quelle che potrebbero farmi “usare” Chiara come fosse il mio muro del pianto. Dio, se mai facessi una cosa del genere non me la perdonerei mai. Io voglio esserci per lei fino a che potrò ma solo per esserle di qualche sostegno, per esserle di conforto, per cercare di darle incoraggiamento e farle capire quanto valore ha la sua vita e come lei sia in grado di renderla grande.
Ma ci sono dei momenti in cui vorrei non rispondere al telefono perché il livello delle mie “batterie” è talmente basso da rendermi impossibile anche solo parlare o ascoltare. Ecco perché mi sento in trappola, odio questa casa ancora esattamente come un anno fa, ancora senza una cucina utilizzabile, ancora con tutti i problemi scoperti lungo il passare delle prime settimane. Odio questa casa perché mi basta guardarmi in giro per stare male. Il vederla mi continua a riproporre una sola domanda: “Ma come hai fatto a non vedere i problemi? Ma come hai fatto ad essere così stupida?” E credetemi, continuare a ripeterselo non ti risolleva il morale, anzi te lo affossa del tutto. A che serve dire che ci sono forse delle giustificazioni? Alla fine scaricare anche solo parzialmente le colpe non è che faccia differenza. Io sono abituata ad assumermi le mie responsabilità e quindi inutile cercare in giro altre risposte.
Per cui posso solo dire che un intero maledetto anno è passato, sopra di me. Non l’ho vissuto, l’ho solo subíto. E quando poi ci si inizia a fare prendere dalle paure, allora scopri un altro mondo, un mondo che non conoscevi ancora. Quello in cui ogni singola cosa crea angoscia. Chiami un numero di telefono in Italia per fare gli auguri ad un’amica, non risponde nessuno, nemmeno la segreteria. E scatta l’angoscia. Cosa sarà accaduto? Ormai non ho nessun contatto in Italia, non posso sapere nulla se non per via diretta e se un filo si interrompe…. Potrebbe esserlo per sempre. E si sta male, tanto.
Ma la vita va avanti anche così, almeno per il momento. Ma alla fine di tutto questo sfogo una sola domanda mi resta qui in gola: “Come si fa a salvarsi da soli se è dalla solitudine che dobbiamo salvarci?

La mia firma con la zampa d'orso!

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