14 febbraio … San Valentino ….
Festa dell’Amore

14 febbraio … San Valentino …. Festa dell’Amore

E va bene, io sono vecchia ma l’età non credo debba avere a che vedere con i sentimenti.
E … sono brutta, ma anche questo nel mio mondo interiore, non dovrebbe pesare sul vivere l’amore.
e … cosa sono ancora? non saprei onestamente, sono io e basta, un normalissimo essere vivente che vuole anche definirsi “UMANO”.
Ed oggi non so quanto possa ancora essere possibile.
Scrivo oggi queste parole solo per reazione all’assurdo bombardamento di ADS, e-mail, spot e quant’altro che ci hanno bombardato per questa stupida festività.
Perché alla fine non mi sento di definirla in altro modo, una giornata all’insegna del commercio più sfrenato di ogni cosa, dai profumi ai cioccolatini, dai fiori ai gioielli, dalla biancheria sexi ai peluche.
Ovviamente il tutto impacchettato negli immancabili simboli dell’amore: il rosso e il cuore.
D’accordo forse io non sono romantica e non lo sono mai stata probabilmente.
Non ho avuto molte occasioni per crearmi un cuore di pan di zucchero.
Non ho il carattere dolce che tutti vorrebbero da una donna, non ho la capacità di usare paroline tenere e fare mosse ammiccanti: sono un vero disastro e lo sono sempre stata.
Io credo più nelle azioni, nell’esempio dato, nel fare (o almeno nel provarci) e soprattutto odio tutto quello che mi trasforma in qualcosa che non sono, che mi costringe ad indossare una maschera, che mi fa dire cose in cui non credo o che in quel momento non direi mai.
Non credo sia l’occasione a dovermi fare dire qualcosa, ma il cuore solo a suggerirmi il quando ed il perché.
Siamo ormai talmente condizionati dalla pubblicità che pure i sentimenti si debbono esprimere in un giorno stabilito, non importa se siano sentiti o solo frutto di condizionamento.
Amore, bella parola, parola che si sente sempre, detta in ogni occasione, applicata alle situazione più disparate: ma quanto veramente espressione di qualcosa di vero, che sentiamo profondamente, per cui faremmo qualsiasi sacrificio?
Stamani arrivata qui alla tastiera, ho visto l’immensa caterva di mail con le offerte dell’ultimo minuto, del tipo “Sei ancora in tempo a dimostrare il tuo amore”.
Poi guardi le breaking news, vedi i morti per il coronavirus, leggi che “Kim Jong-un executed North Korea official who used public bath while in coronavirus quarantine” : ucciso per essere andato in bagno!.
Leggi che vengono fatte pressioni ai sindaci per isolare e ghettizzare i cittadini dall’aspetto cinese, vedi scritto in piccolo il ricordo della strage nella scuola di Parkland, Florida del giorno di San Valentino del 2018: diciassette ragazzi morti e altrettanti feriti, scorri qualche titolo di giornale e vedi femminicidi, incidenti causati da droga o alcool, anziani maltrattati in strutture protette, figli che picchiano anziani genitori per avere denaro,violenza omofobica per le vie delle città, razzismo dilagante ovunque, caccia al diverso di qualsiasi genere.
Ma poco conta, potrei andare avanti a fare elenchi simili, ma oggi poi si conclude solo parlando di baci, di San Valentino e di regali e cene prenotate.
E io qui mi altero del tutto, mi guardo intorno e mi pongo quella che mi pare l’unica domanda che una essere umano dovrebbe fare: ma dove diavolo sta l’amore in quello che vedo intorno a me?
Sta forse nel comprare il gioiello o i fiori alla persona del momento? O nel cercare di dare una mano a chi sta male, a chi è solo, a chi non ha nessuno?
Perché la nostra vita di oggi si deve basare solo su gesti che il mondo può (e deve) vedere invece che sui piccoli gesti che nessuno vede ma che cambiano la realtà?
Possibile mai che oggi ci si debba vergognare di esprimere quello che sentiamo se non corrisponde al pensiero che va per la maggiore? Dove sta il senso di tutto questo? Dobbiamo divenire tutti uguali seguendo come pecore quello che urla più forte solo perché si riesce a fare sentire più di altri?
E questo vale ovunque: nella politica che oggi fa veramente orrore, l’apoteosi di quanto di peggio può essere proposto ai giovani come esempio e non aggiungo altro, nella società in cui ormai non esiste spazio per i rapporti personali e in cui ormai i contatti avvengono solo attraverso i telefoni, le chat, i meme e via dicendo.
Nelle stesse famiglie ormai l’imperativo quasi categorico sembra essere divenuto quello di dare tutto, il meglio, il più costoso e alla moda, ai figli, tenerli occupati con un qualsiasi aggeggio elettronico pur di non essere coinvolti.
Lo so, molti mi diranno che per loro non è così, ma io guardo a quello che i risultati sulla nostra società mostrano e su quella base mi pare corretto ipotizzare che i “NO” ai figli paiono scomparsi, che i limiti dati da una educazione rigorosa e soprattutto da un esempio costante non ci siano più.
Io non sono mai stata una santa, anzi certamente più una diavola 😉 Ne sanno qualcosa i miei genitori che penso abbiano dovuto accettare ogni tipo di delusione da me.
Io non parlo di bene e di male, non credo di avere la capacità per giudicarlo. Io parlo solo dell’essere presenti in qualche modo in questo dannato pandemonio che è il nostro mondo di oggi, battersi per qualche cosa che possa ancora dare un senso alle nostre vite.
No, non sto parlando di grandi cose, sto solo parlando di renderci disponibili agli altri, all’ascoltare il nostro prossimo, al cercare di non giudicare quello che ci pare così differente da noi ma che in fondo non conosciamo se non all’apparenza e basta. Io parlo di credere ancora in quello che un atto di fiducia può portare nelle nostre vite: un rischio di sicuro ma anche una possibilità unica.
Io credo che di questo si tratti: di dare possibilità a tutti di farci capire quello che sono, quello che hanno dentro veramente, quello che esiste sotto l’apparenza.
Se io vedo una persona vestita in modo strano, pantaloni che nemmeno capisco come possano stare indosso, orecchini ovunque, tatuaggi, o non so che altro, lo ammetto entro in modalità difensiva, temo quella presenza, la identifico in qualcosa che nella mia mente non ha una valenza positiva.
Ma io cosa ne so di quello che invece questa persona ha dentro, di quale sia il suo vissuto, quali le sue necessità?
Nella mia testa lo ho etichettato, cercherò di evitarlo, non sarò imparziale nel farmi una idea su di lui.
E questo non è giusto. Quante persone di bella presenza, vestite bene, si presentano con doni per poi fare solo del male? Quante volte ci capita di dire “Chi l’avrebbe mai detto che uno così fosse …”?
Eppure continuiamo a giudicare, io per prima.
Le poche volte che mi metto a girare su Facebook mi ritrovo a leggere commenti e post allucinanti, inni alla violenza pura e semplice, alla discriminazione, all’odio.
E io non ho tanti contatti anzi pochissimi: persone come me, non giovani, che pure fanno girare post che incitano a prendersela con gli stranieri, che inneggiano al “Prima gli italiani” e via discorrendo.
Io ricordo ancora un libro che lessi giovanissima, credo avessi sui sedici anni, libro che ho ancora e che ho riletto decine di volte: “Seppellitemi con i miei stivali” di Sally Trench, un libro che consiglierei a tutti di leggere e che a me ha cambiato la vita, che mi ha portato a fare una serie di scelte “inconsuete” che hanno probabilmente distrutto la mia vita e quella della mia famiglia, ma a cui io resterò sempre riconoscente.
Mi ha insegnato a vedere il diverso, a capirne il valore, a temere l’omologazione del pensiero; mi ha fatto capire quanto difficile sia trovare il giusto confine tra il seguire il proprio cuore e il cercare di mantenere un minimo di distacco. Sally Trench mi ha insegnato il coraggio e l’incoscienza, mi ha permesso di vivere esperienze straordinarie, di conoscere un mondo che mi era estraneo totalmente e che mi ha donato alcune delle cose più belle della mia vita, mi ha fatto assaporare sentimenti che non avrei mai potuto conoscere se non in quel mondo di “diversi”. E ho potuto imparare che amore non è quello che si vuole fare vedere a San Valentino, ma qualcosa di molto meno luccicante, meno esilarante, più concreto, più basato su piccole cose e soprattutto più quotidiano.
Ecco perché nessun post inneggiante all’amore arriverà mai sul mio sito o sulla pagina FB, non almeno su quel tipo di amore fatto di paroline dolci, di baci e scambi di dolci sguardi.
Io non sono così, non posso essere qualcosa di differente da quello che sono e lo dico chiaro rispondendo a quanti mi hanno scritto chiedendomi perché mi lamento del calo di “like” su FB o di traffico sulla pagine e che mi hanno suggerito di essere più “dolce”, mi hanno mandato tanti esempi di tag e post che hanno grande successo e che vengono condivisi continuamente: grazie per il vostro tentativo di aiutarmi ma io non posso divenire quella che non sono 😉
Insomma mi sa che ho scritto una serie di cose senza un filo conduttore, dettate solo dalla mia incapacità ad accettare schemi e consuetudini: mi scuso in anticipo ma lo pubblico comunque: in fondo quanto ho scritto è quello che penso.
E chiudo con un frase che trovo sottolineata sul vecchio libro di sally Trench:

“Niente nella vita ci viene offerto gratis. A tutto dobbiamo collaborare, è questo che significa vivere.”

La mia firma con la zampa di orso
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