10 anni, 4 mesi, 24 giorni

10 anni, 4 mesi, 24 giorni

Mercoledì, 8 gennaio 2003
Venerdì, 31 maggio 2013

3797 giorni
543 settimane
91,128 ore
5,276,160 minuti
31328,060,800 secondi
e credo di averli contati tutti, uno per uno, senza saltarne nessuno.

E non c’è stato giorno in cui non abbia pensato a quello che avevo lasciato in Italia.
E ancora oggi le poche persone che sento mi chiedono il perché.
Ma esiste una risposta? Una sola che possa coprire i mille pensieri che come fulmini attraversavano la mia testa quasi undici anni fa?
Esiste forse un risposta alle questioni fondamentali della vita? Se esiste io non sono capace di darla.
Potrei parlare di tante cose – piccole e grandi – che hanno contribuito a farmi trovare il barbaro coraggio di dare un taglio netto alla mia vita.
Perché in quei momenti mi pareva di essere in uno stato di continua ebrezza, sopore catartico in cui gli eventi accaduti tra il maggio e il settembre di quell’anno mi avevano precipitato. Ma di purificante c’era veramente poco: le sciabolate che ti arrivano dritte all’anima non purificano nulla, procurano solo immenso dolore. Ed in quel dolore pian piano mi stavo chiudendo.

Ripensandoci oggi era – credo – come abbandonarsi all’acqua, lasciarsi portare a fondo perché sembrava così tranquillo là sotto. Tutte le mie forze se ne erano andate nel trovare il coraggio di lasciare andare Marco.
Solo che una parte della mia mente continuava a ripetermi che non era giusto quel “mollare” le ancore. Non poteva esserlo perché avevo Chiara che poteva ancora avere bisogno di me.
E così piano piano ho iniziato a pensare, cosa che evidentemente non mi riesce molto bene  …. visto che alla fine di cotanta meditazione la conclusione è stata che non potevo accettare che i miei figli vivessero distanti e, in modo molto più egoistico, che io non potevo perderne uno.
Allora ero ancora una illusa, mai avrei pensato che forse la partenza di Marco potesse avere altri significati e quindi, a settembre, ero giunta alla decisione che tutti (e ribadisco TUTTI) sarebbero stati molto più felici se fossimo rimasti insieme, se fossimo rimasti la famiglia unita che io avevo sempre voluto e per cui credo di avere sempre lottato.
In meno di un mese ero stata in Canada, avevo comprato una casa, e si iniziava ad organizzare un trasloco via mare. Dall’inizio di dicembre rimasi io sola nella casa di Mozzo, visto che non vi erano più mobili e che io in pratica vivevo su una brandina in sala vicino al camino….
Ed eccoci al 2003, partenza. Non so come avrei potuto partire se con me non ci fosse stata Patri. Partire con lei mi dava la sensazione di andare in vacanza insieme, una cosa che non avevamo mai fatto e che io avevo sempre sognato di fare. Mi sembrava di avere vinto alla lotteria: in viaggio con Patri, casa nuova, riunire i ragazzi, tante novità.
Per farla breve: una nuova vita, una seconda occasione.
E per altri, per donne più in gamba di me, più forti o forse solo più intelligenti e capaci, lo sarebbe di certo stato. Io invece avevo fatto male i miei calcoli. Come avrebbe detto la mia mamma: “ut solet”…
Avevo pensato di avere della forza di riserva, di potere combattere la depressione, di potere affrontare un mondo sconosciuto. Invece…..
E così oggi mi ritrovo a contare i giorni, i minuti ed i secondi scandendoli come chicchi di un rosario di solitudine.

Un vero successo, l’ennesimo della mia vita.

La mia firma con la zampa d'orso!

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